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La Sla spiegata ai ragazzi dell’Itet nell'incontro con Sguaitzer

All’Ariston l'assemblea del Mantegna con il messaggio di Marco Sguaitzer, poeta della speranza 

MANTOVA. Mattina al cinema Ariston per gli studenti dell'Itet Mantegna, che si sono riuniti in assemblea d'istituto su un tema delicato e allo stesso tempo molto forte: la Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica, malattia neurodegenerativa progressiva. Il dibattito si è svolto in presenza di Marco Sguaitzer, autore del libro "Senza limite alcuno" e da anni simbolo a Mantova della lotta alla malattia degenerativa, considerato «la prima persona capace di raccontarla in modo quasi poetico attraverso la scrittura».

In un clima di attenzione e commozione, Manuela Pasquali, amica di lunga data di Sguaitzer, ha letto alcuni estratti dell'opera, sia drammatici, come il racconto della comparsa dei primi sintomi, sia leggeri come gli aneddoti sugli anni di scuola. Sempre tramite la Pasquali, Marco Sguaitzer ha risposto alle molte domande dei ragazzi: dalla riscoperta della fede al cambiamento delle priorità nella vita, fino alla scelta di rifiutare il suicidio assistito in quanto «la malattia lo ha ridotto ma ha scelto di romperla con un messaggio di speranza e il desiderio di assaporare anche le più piccole cose nonostante la condizione fisica».

Durante la mattinata è stata premiata con una copia di "Senza limite alcuno" Isabella Alberini, alunna della II T e autrice di una lettera in cui spiega come incontrare Marco sia stato per lei come una favola e di come la sua vicenda sproni le persone a non rinunciare a godersi la vita malgrado le avversità. A fine giornata, spazio a qualche parola sulla fondazione “Marco S no alla Sla”, voluta da Sguaitzer e nata grazie a un gruppo di amici per aiutare i mantovani affetti dalla malattia.

«Siamo molto soddisfatti di questo progetto - hanno commentato i professori e i rappresentanti d'istituto - avevamo contattato Sguaitzer e la moglie Aiste già a novembre, ma per via di alcuni contrattempi siamo stati costretti a rimandare. Finalmente ce l'abbiamo fatta e siamo molto fieri di aver dato la possibilità a una persona umile e generosa come Marco di raccontare la sua vicenda e dare un segnale forte alle nuove generazioni su una malattia spesso passata sotto silenzio per paura e forse anche per indifferenza».

 

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