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I legali: «Scarcerate Muratori»

Delitto sul ponte, via alla richiesta di arresti domiciliari per l’ex orefice indagato

MANTOVA. Fuori dal carcere, non ultimo perché le sue condizioni di salute lo rendono incompatibile con la detenzione in cella. E dunque? Arresti domiciliari. È quanto chiedono gli avvocati Sergio Genovesi e Gaetano Alaia. All’indomani del malore cardiaco che ha colpito in cella Brunetto Muratori, il 71enne orefice in pensione accusato di omicidio premeditato dell’ex camerata di Ordine Nuovo, il 57enne Sandro Tallarico, gli avvocati hanno depositato l’istanza di riesame per ottenere una misur ...

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MANTOVA. Fuori dal carcere, non ultimo perché le sue condizioni di salute lo rendono incompatibile con la detenzione in cella. E dunque? Arresti domiciliari. È quanto chiedono gli avvocati Sergio Genovesi e Gaetano Alaia. All’indomani del malore cardiaco che ha colpito in cella Brunetto Muratori, il 71enne orefice in pensione accusato di omicidio premeditato dell’ex camerata di Ordine Nuovo, il 57enne Sandro Tallarico, gli avvocati hanno depositato l’istanza di riesame per ottenere una misura cautelare meno dura. La richiesta dei legali non fa comunque riferimento solo all’età del detenuto o alle sue condizioni di salute.

Muratori è rinchiuso nella casa circondariale di via Poma dal 30 marzo scorso con l’accusa di omicidio premeditato. Sarebbe lui, secondo l’accusa, la persona che la mattina dello scorso 17 gennaio ha esploso quattro colpi di pistola sulla ciclabile del ponte di San Giorgio, all’indirizzo dell’uomo che molti anni fa era stato un amico con cui condividere la passione politica nelle file dell’estrema destra. È proprio in questo lontano passato, e in un incrocio di vecchie vicende personali, che sarebbe maturato il movente del delitto. Ma è davvero Muratori l’uomo che quella mattina ha affrontato Sandro Tallarico, lo ha minacciato e affrontato con la pistola, suscitando in lui il tentativo disperato di difendersi con un coltello estratto dalla tasca del giaccone? Tutti gli indizi sembrano portare a lui. I principali sono gli antichi rancori verso la vittima e il fatto che quella mattina fosse in zona e avesse percorso – come raccontano le immagini della videosorveglianza – la ciclabile del ponte di San Giorgio in bici, con il cane al guinzaglio. L’attenzione degli investigatori dei carabinieri si è posata subito su Muratori e l’ipotesi di un movente remoto. Il giorno dopo il delitto il suo telefono era già sotto controllo.