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BOZZOLO

L’arcivescovo di Milano: don Primo ci dia coraggio

La visita a Bozzolo e la messa ricordando e celebrando il messaggio di Mazzolari «Lui esempio di chi si fa avanti, noi troppo spesso siamo ancorati alla paura»

BOZZOLO. L’ultima volta era venuto a Bozzolo nell’aprile del 2010 in occasione dei 50 anni dalla morte di don Mazzolari. Aveva accompagnanto 400 seminaristi della Lombardia. È tornato domenica monsignor Mario Delpini, come arcivescovo metropolita di Milano e presidente della Conferenza episcopale lombarda, che all’unanimità nel 2013 aveva espresso parere favorevole alla richiesta a Roma dell’avvio della causa di beatificazione di don Primo Mazzolari. Simbolicamente la sua presenza è risuonata anche come un omaggio a Mazzolari di tutti i vescovi della nostra regione oltre che del suo predecessore, il cardinale Dionigi Tettamanzi che è stato a Bozzolo nel 2009 e anche del suo amico, il cardinale Gianfranco Ravasi, nel 2015.

Ieri non poteva mancare il ricordo della cerimonia di un anno fa, quando il vescovo di Cremona Antonio Napolioni annunciò, guardando il telefonino, la visita di Papa Francesco per il 20 giugno successivo. Una data che ora è fissata in chiesa su una lapide, benedetta dall’Arcivescovo.

Il Metropolita è arrivato alle 16 alla Fondazione Mazzolari. Alle 17 il sindaco Giuseppe Torchio gli ha dato il benvenuto nella chiesa parrocchiale gremita, ricordando di averlo conosciuto quando era impegnato a Milano all’Anci vicino all’arcivescovado.

Monsignor Delpini ha concelebrato con accanto il vescovo Antonio Napolioni e il vescovo emerito Dante Laffranconi, trentuno sacerdoti, alcuni seminaristi, diaconi e tanti chierichetti.

Dall’antico ambone di Mazzolari, ora davanti al presbiterio, ha ricordato don Primo come l’uomo che si fa avanti senza paura di percorrere le strade evangeliche secondo le esigenze dei tempi. Si è rifatto al Vangelo di Luca del giorno, in cui si legge che i primi discepoli vedendo Gesù risorto sono spaventati, visto che lo scambiano per un fantasma, un’illusione, per dire che: «Forse siamo ancora quelli della paura – ha spiegato l’arcivescovo – quelli che temono ogni slancio, che sono rassicurati dall’inerzia del fare quello che si è sempre fatto, che considerano saggio per la chiesa restare fermi. Forse è per questo che è stato inviato don Primo Mazzolari con la sua parola che scava, risveglia e appassiona ed è forse per questo che ai nostri giorni la sua figura suscita tanto interesse. La stessa visita del Papa, gli scritti su di lui lo riconoscono come una figura significativa. La storia e l’insegnamento di don Primo, la sua eredità, per la Chiesa si può forse riassumere e immaginare come l’invito a farsi avanti, a entrare nella storia». Citando Mazzolari ha concluso con il suo famoso detto “Noi ci impegniamo perché crediamo nell’amore”. «Ecco don Primo era uno di quelli che si fanno avanti». (a.p.)
 

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