Quotidiani locali

VINITALY 2018

Momento d’oro per il vino mantovano

Il Lambrusco batte anche gli emiliani nei concorsi, sui Colli è boom per il turismo enologico. Tutto all’insegna della qualità

VERONA. Il mondo del vino mantovano è in buona salute, e il Vinitaly 2018, cominciato ieri a Veronafiere per terminare mercoledì, lo sta dimostrando. A partire dai riconoscimenti “5StarWines”, che hanno premiato 6 bottiglie da uve mantovane. E assume grande significato quel 94/100 assegnato al Rays 2017 dell’azienda Montaldo-Virgili. Un Lambrusco Mantovano giudicato il miglior vino frizzante in gara, con punteggio di valore assoluto. «È un grande risultato per noi, ma soprattutto per il territorio - sottolinea Paolo Virgili, “papà” del vino premiato in quanto enologo dell’azienda -: ricordo ancora quando presentavamo il Lambrusco Mantovano nei concorsi e gli emiliani sorridevano. Ora molto è cambiato, vinciamo spesso. E vincere qui è come primeggiare in un Gp di F1».



Ancora le uve mantovane spuntano prezzi inferiori a quelle emiliane, ma i 4 “Lambrusco Mantovano” premiati dimostrano che non sono da meno. Una valutazione di 90/100 è stata infatti assegnata ai vini della Cantina Giubertoni di San Nicolò Po, della Vinicola Decordi (cremonese) e della cantina Lebovitz di Governolo, che ha visto premiato il suo Rosso dei Concari. Anche per i Lebovitz i premi non sono una novità. «L’anno scorso era 5 stelle lo Scagarùn - ricorda Davide Lebovitz -, quest’anno invece quello che è un po’ il nostro vino di punta, un Lambrusco Mantovano tradizionale». Ma non si dorme sugli allori: «Abbiamo realizzato una bottiglia particolare per caratterizzare tutti i nostri vini - sottolinea il produttore - e lanciamo uno spumante bianco metodo Charmat con uve Garganega e Chardonnay, Isabella, in onore di Isabella d’Este».

Cinque stelle anche per il Chiaretto Due Rose 2017 della Cantina Colli Morenici. La soddisfazione del presidente, Domenico Gandini, è legata soprattutto al fatto che è stato premiato con 91/100 un prodotto-base, non una riserva.

Stesso voto per il Passito Le Cime 2013 della cantina Ricchi di Monzambano, sempre a bersaglio nei concorsi. «È bello vedere vincere un passito fatto al Nord» osserva Giancarlo Stefanoni, contento anche per il successo dello spumante rosato RosaLinda, che presto vedrà aumentare la permanenza sui lieviti. Stefanoni crede nella necessità di valorizzare il nome Colli Mantovani: «È importante avere un’identità: a livello aziendale si può lavorare bene, ma è il territorio che conta. E l’incremento di turisti lo dimostra».

Che il turismo enologico stia guardando molto all’Alto Mantovano è confermato da Gianfranco Bertagna: sono quasi raddoppiati i bus che arrivano a Cavriana per degustare i suoi prodotti. I suoi rossi hanno vinto premi a Lione (Rosso del Barone, un Cabernet) e Hong Kong (Montevolpe Rosso, Merlot, Cabernet e Corvina).

Anche Massimo Boselli della Reale di Volta Mantovana vede un territorio “sbloccato”. E lo spumante rosato, Morena, è anche l’ultimo nato della sua azienda, un 100% Pinot Nero. Ora è un metodo Charmat, in prospettiva diventerà metodo classico, mentre Crestale (Sauvignon) e Vigna del Moro (Merlot) sono stati premiati al Merano Wine Festival.

L’opportunità di mettere mano al disciplinare Doc dei Colli Mantovani è sottolineata da Cesare Gozzi. «Le grandi aziende possono farne a meno, ma gli altri hanno bisogno della Doc - osserva il produttore di Olfino -. Purtroppo il ministro è dimissionario e non ha nominato la nuova commissione». Quindi, se novità ci saranno, arriveranno per la vendemmia 2019. Gozzi continua a proporre vini dalla forte identità, come lo spumante metodo classico, 6 anni sui lieviti.

Roberto Negri, che a Villanova Maiardina fa tutto con uve Lambrusco, solleva un problema: «Come mantovano posso fare uno spumante metodo classico con il Lambrusco, ma non posso chiamarlo Lambrusco spumante. Questo sui mercati esteri mi penalizza. Perché gli emiliani possono».

Improntato all’ottimismo anche il Vinitaly di Tenuta Maddalena. La giovane azienda voltese: «C’è grande movimento, tanti stranieri - rileva Giuseppina Grazioli -. E noi puntiamo molto sull’estero, dove, se si fa un vino buono, non serve avere alle spalle un territorio famoso. Ce l’hanno dimostrato anche qui due clienti messicane».

Molto affollato lo stand della Cantina sociale di Quistello, che ha proposto anche assaggi sfiziosi di riso preparati dalla cuoca Lisa Valli. Il presidente Luciano Bulgarelli traccia un bilancio positivo dello spumante metodo classico 1.6 Armonia, presentato a Verona lo scorso anno. Nel 2018 la cantina compirà 90 anni, ma in tema di nuove proposte è ancora all’avanguardia.

 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik