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La curia rassicura: «Le chiese chiuse hanno pochi tesori»

La diocesi: edifici protetti in attesa dei cantieri di restauro Ma a Quistello la gente s’indigna: «Colpita l’intera comunità» 

QUISTELLO. Sono ancora cinque le chiese del Mantovano colpite dal terremoto del 2012 i cui cantieri devono essere avviati. Due di queste, Bondeno di Gonzaga e Quistello, sono state razziate da ladri che hanno portato via quanto possibile. Nelle altre tre, San Giovanni del Dosso, Carbonara di Po e Quatrelle di Sermide e Felonica, gli edifici sacri sono chiusi e sigillati. Ma se nessuno può garantire sulla completa sicurezza dei beni eventualmente in esse ancora contenuti, in realtà i pezzi ar ...

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QUISTELLO. Sono ancora cinque le chiese del Mantovano colpite dal terremoto del 2012 i cui cantieri devono essere avviati. Due di queste, Bondeno di Gonzaga e Quistello, sono state razziate da ladri che hanno portato via quanto possibile. Nelle altre tre, San Giovanni del Dosso, Carbonara di Po e Quatrelle di Sermide e Felonica, gli edifici sacri sono chiusi e sigillati. Ma se nessuno può garantire sulla completa sicurezza dei beni eventualmente in esse ancora contenuti, in realtà i pezzi artistici maggiormente di pregio contenuti negli edifici sacri sono stati spostati nell’immediatezza delle scosse e posti in sicurezza.

È questa la situazione che la curia di Mantova descrive in merito al panorama degli edifici sacri. A Bondeno i ladri hanno razziato un coro ligneo. A Quistello è sparito un crocifisso risalente, secondo la stima dell’esperto d’arte della curia, al ’500, con la cornice in foglia d’oro della fine del ’700 e una statua della Madonna bambina mentre la teca contenente un osso di San Bartolomeo, il patrono del paese, è stata ritrovata. Era stata ben nascosta per essere successivamente messa in sicurezza, ma di quella operazione d’emergenza si era persa memoria, al punto che lo stesso parroco quistellese, don Roberto Buzzola, una volta visto il tabernacolo aperto e la teca mancante, ne aveva denunciato il furto ai carabinieri, assieme al crocifisso. Denuncia che è stata aggiornata nella giornata di ieri quando il collaboratore parrocchiale, dopo l’articolo uscito sulla Gazzetta, ha chiamato don Buzzola per segnalare dove aveva nascosto la teca.

«La situazione delle chiese non desta particolari preoccupazioni – spiega l’architetto Alessandro Campera, dell’ufficio per i beni culturali ecclesiastici –. Naturalmente si tratta di edifici chiusi da tempo, ma non abbandonati. E i furti avvengono anche nelle case private dove la gente abita. I parroci hanno preso tutte le attenzioni e le contromisure per mettere in sicurezza i beni. Tenendo presente che quelli più preziosi erano già stati tolti».

A Moglia il cantiere della chiesa è già partito mentre è in partenza entro i mesi estivi a Bondeno di Gonzaga e a Quistello. Le gara stanno procedendo a San Giovanni del Dosso, Carbonara e infine Quatrelle.

Ma intanto è indignazione a Quistello: «È una vergogna, non si può rubare in una chiesa». È questo il sentimento che emerge ascoltando le persone per le vie centrali di Quistello dopo la scoperta del furto di un crocefisso ligneo e di una statua di Madonna bambina dalla chiesa parrocchiale. «Non riesco a comprendere chi possa fare una cosa del genere – racconta un uomo – rubare in una chiesa che è stata resa inagibile da un evento drammatico come un terremoto è davvero orribile. È un furto che colpisce tutta la comunità». «Non mi stupisco più di nulla – dice un altro cittadino – d’altra parte rubano anche al cimitero, quello di Quistello è stato colpito più di una volta. Non c’è più rispetto per nulla, una volta c’erano dei valori e dei limiti, adesso non ce ne sono più».

È quello di una comunità colpita nel vivo, il sentimento che si respira. L’indignazione è grande e naturalmente nei locali pubblici e per le vie principali non si parla d’altro. «Siamo molto felici che la reliquia di san Bartolomeo sia ricomparsa – dice il sindaco di Quistello Luca Malavasi – tuttavia rimane il fatto grave dell’incursione nella chiesa danneggiata e il furto di oggetti. Tutto questo non fa che confermare la necessità di avviare i lavori per il recupero il prima possibile». La curia ha già assegnato l’appalto e i 30 giorni previsti per gli eventuali ricorsi sono in scadenza, il cantiere dovrebbe essere aperto a brevissimo. «Durante la fase dei lavori – continua Malavasi – il Comune si impegnerà per ridurre al minimo i disagi anche per i negozi vicini». (ha collaborato G. Pinotti)