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Un libro per voi: I pixel di Cézanne e altri sguardi su artisti di Wim Wenders

Uno spazio dedicato alla lettura. Non recensioni ma consigli, di pagine da scoprire, da riaprire, da godersi. Potete seguire Silvia anche su Instagram all'account @silvia_tra_le_righe

MANTOVA. Ecco una collana che riesce a ben conciliare testi e fotografie, per gli amanti degli uni e degli altri a un prezzo più che competitivo: sto parlando di In parole di Contrasto books. Ed è così che mi sono lasciata tentare da questo bel volumetto dalle pagine plastificate intitolato "I pixel di Cézanne e altri sguardi su artisti" del famoso regista Wim Wenders. Di lui è un po’ che sentiamo parlare, il suo nome non dovrebbe essere nuovo agli amanti del bel cinema: chi l’ha visto ricor ...

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MANTOVA. Ecco una collana che riesce a ben conciliare testi e fotografie, per gli amanti degli uni e degli altri a un prezzo più che competitivo: sto parlando di In parole di Contrasto books. Ed è così che mi sono lasciata tentare da questo bel volumetto dalle pagine plastificate intitolato "I pixel di Cézanne e altri sguardi su artisti" del famoso regista Wim Wenders. Di lui è un po’ che sentiamo parlare, il suo nome non dovrebbe essere nuovo agli amanti del bel cinema: chi l’ha visto ricorderà il maglioncino rosa della splendida Nastassja Kinski in Paris-Texas, il bianco e nero inquietante de Il cielo sopra Berlino, e la splendide immagini de Il sale della terra, un indimenticabile documentario sulle opere del noto fotografo brasiliano Sebastião Salgado.

Ma veniamo a questo libro. Di che parla “I pixel di Cézanne”? Non solo di Cézanne, il pittore provenzale delle vivaci nature morte (per le sue mele e pere vale la pena vivere, secondo Woody Allen in Manhattan), ma di tutti gli incontri essenziali, di tutti gli sguardi artistici incrociati dall’autore e di cui ha scritto o parlato pubblicamente negli ultimi 25 anni. Tra i pittori annoveriamo, oltre al già menzionato impressionista Cézanne, gli americani Edward Hopper e Andrew Wyeth, dove se il primo ritrae la solitudine dell’uomo moderno nella metropoli e nei sentimenti «persone solitarie in stanze deserte», il secondo dipinge con un’apparente spensieratezza e naturalismo il mondo che circonda la propria casa. Tra i fotografi conosciuti e ammirati da Wenders spiccano ancora Peter Lindbergh che ritrae splendidamente le icone del nostro tempo ma anche i fotoreporter James Nachtwey e Barbara Klemm; tra i registi la schiera si fa più folta: ad uno ad uno vengono ritratti il maestro dei maestri Ingmar Bergman, il nostro Michelangelo Antonioni conosciuto durante la realizzazione di Al di là delle nuvole, e ancora Anthony Mann, Douglas Sirk, Samuel Fuller, Manoel de Oliveira e Yasujiro Ozu. E non finisce qui: oltre a presentarci i processi creativi dello stilista giapponese Yohij Yamamoto, Wenders scrive le pagine più intense per la coreografa e ballerina Pina Bausch, una vera e propria fonte di ispirazione e creatività le cui coreografie sono immortalate nel recente documentario “Pina”. (cercatela su youtube, guardate qualche video, scaricatevi il film: ve ne innamorerete…).

Anche se le parole di Wenders possono a tratti sembrare ragionevolmente pompose e celebrative nel presentare i propri eroi, questi ritratti di sguardi poetici, o ritratti poetici di sguardi, sono accomunati da una fiducia smisurata dell’autore nell’arte come strumento per catturare e rappresentare il visibile, la nostra realtà.