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Un vecchio supermarket per i riti del Ramadan

Suzzara. Il centro islamico affitta l’immobile in disuso per il mese di preghiera. Gli abitanti di via Ravera: «Siamo all’oscuro di tutto: il Comune doveva avvisarci»

SUZZARA. Da ieri sera e fino alla sera di giovedì 14 giugno la comunità islamica osserva il Ramadan. A Suzzara il centro culturale islamico ha affittato, tramite un privato, i locali di un ex supermercato di via Camilla Ravera. La richiesta, inviata alle forze dell’ordine e al Comune, è stata protocollata il 28 aprile. Gli unici che non sapevano nulla erano proprio gli abitanti del quartiere residenziale di via Ravera che si sono accorti del via vai di cittadini di origine marocchina e dalla presenza di cartelli scritti in arabo e in italiano con la frase “entrata donne” ed “entrata uomini”.

«Non abbiamo nulla contro i musulmani, sia chiaro - si sfoga un residente - ma dato che la richiesta del centro culturale islamico è stata inviata a fine aprile ci voleva tanto, da parte dell’amministrazione comunale, avvisarci? L’area dove un tempo sorgeva un supermercato e il centro Snai è dismessa da anni. Perché dobbiamo scoprire noi i parcheggi pieni di auto mai viste prima? Tra l’altro qui c’è un’area di sosta dove alcuni bimbi indiani giocano a cricket. Noi non parcheggiamo le auto per non trovarcele con qualche ammaccatura, ma sarebbe necessario che il Comune sfalciasse l’erba nell’area di sua competenza così i bambini possono giocare su un prato invece che sull’asfalto».

La comunità islamica, a parte quella bangladese che ha un luogo di incontro in via Cervi, non ha mai avuto una sede fissa per le preghiere del Ramadan. L’amministrazione comunale aveva concesso per la preghiera del venerdì la sala civica, ma per ospitare i fedeli nel periodo del Ramadan non basta. Servendo spazi più ampi, il Pd aveva concesso l’uso dell’auditorium del parco "La Quercia" che ora però è gravato da un pignoramento.

Il centro islamico, inoltre, aveva acquistato un immobile di via Nievo dove c’era una falegnameria, ma non ha mai potuto utilizzarlo per problemi di carattere urbanistico, causa mancata destinazione d’uso.

Durante il digiuno dall’alba al tramonto i musulmani si astengono dal consumo di cibi e bevande, dal fumare e dalla pratica di attività sessuali. I fedeli sono anche invitati all’astinenza da comportamenti peccaminosi che vanificherebbero il digiuno, come ad esempio i peccati di parola (insulto, calunnia, bestemmia, menzogna, ecc.) o le azioni violente, con l’eccezione della legittima difesa. Cibo e bevande sono servite giornalmente prima dell’alba e dopo il tramonto, in pasti chiamati rispettivamente suhoor e iftar. Durante questo periodo, il digiuno include la recita delle preghiere (Salat), la lettura del Corano e un crescente impegno nelle opere di bene e nella carità.

Mauro Pinotti

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