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«Fermate il raddoppio» Monta la protesta contro la maxi porcilaia

Sei aziende agricole biologiche e il gruppo d’acquisto solidale Il Filo di paglia contrari  al raddoppio di capi  dell’allevamento di via Trivellano 

SAN BENEDETTO PO. Uno schiaffo alla biodiversità, pochi posti di lavoro e dubbia sostenibilità ambientale. Tre le argomentazioni sulle quali fa leva la protesta contro il raddoppio dell’allevamento di suini di via Trivellano, tra Trivellano di Moglia e San Benedetto Po. Ad alzare la voce, dopo che, venerdì scorso, la conferenza di servizi ha dato il via libera all’Aia (autorizzazione integrata ambientale), è un gruppo di sei aziende agricole biologiche della zona, capitanate dal Filo di paglia, il gruppo d’acquisto solidale nato dall’impegno dell’associazione eQual. Chiamano in causa il Comune di San Benedetto Po per non avere coinvolto la cittadinanza nella decisione, e promettono di alimentare il dibattito e tenere alta la guardia sul rispetto di tutte le prescrizioni dell’Aia. Nata con tre porcilaie per circa 3mila capi, l’azienda aveva chiesto il raddoppio già nel 2009 con la costruzione di tre nuove stalle per altri 2.700 animali. Esisteva un permesso di costruire valido fino al 2014, poi lo scorso febbraio la ditta ha presentato una richiesta di proroga, che la Provincia ha concesso.

«Altri 2.720 suini, presumibilmente di ibrido estero Large White importato, non sono biodiversità» spiegano i detrattori richiamando «gli strumenti retorici» di chi, invece, ha sostenuto il progetto. Altro punto dolente, secondo i firmatari dell’appello, è la sostenibilità: «La relazione tecnica presentata dalla tessa azienda - spiega il portavoce Oscar Porcelli - dichiara un aumento del 93% dei consumi energetici, fabbisogno idrico, emissioni di ammoniaca e metano. E i litri di liquami prodotti annualmente saranno quasi 18 milioni ogni anno». Timori anche per lo spandimento dei reflui: «L’azienda - prosegue Porcelli - dichiara di avere 203,77 ettari a disposizione per lo spandimento, 125 ettari a San Benedetto Po e gli altri su appezzamenti sparsi tra il Mantovano e il Reggiano». Con ripercussioni sul traffico, quindi sulle strade e sull’aria locali. E non ci sarebbe nemmeno l’attenuante del lavoro: «Questo tipo d’impianti comporta una ricaduta occupazionale quasi nulla».

L’ampliamento aveva innescato polemiche soprattutto a Moglia e il Comune, inizialmente, aveva dato parere contrario, anche se non vincolante, per l’Aia. In conferenza di servizi, Moglia ha invece dato il proprio via libera, d’accordo con il Comune di San Benedetto, in cambio di un nuovo impegno dell’azienda: la costruzione di una barriera arborea che preserverà dall’odore i cittadini di Trivellano. «Il Pgt vieta la costruzione di nuovi impianti e negli ultimi dieci anni il numero degli allevamenti, con la chiusura dei più vetusti, è diminuito - commenta il sindaco di San Benedetto Roberto Lasagna -. Gli allevamenti di nuova generazione adottano misure di mitigazione ambientale maggiori rispetto al passato e in questo caso ne abbiamo chiesto di ulteriori».
 

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