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il lutto

Asola piange il suo Enrico: chiesa affollata per l’addio

In cattedrale i funerali del diciottenne studente del Falcone morto nel sonno. Messaggio dal vescovo: «Dal cielo vi accompagnerà». Poi un lungo applauso

ASOLA. Occhi lucidi, lacrime infinite e singhiozzi. Il dolore, all’interno della cattedrale Sant’Andrea di Asola, la mattina del 12 luglio era palpabile. L’ultimo saluto al giovane Enrico Bosio, venuto a mancare nella notte tra domenica e lunedì, a soli 18 anni, per un arresto cardiocircolatorio forse causato da un infarto, è stato molto toccante. La sofferenza era ben visibile sui volti dei presenti, in una chiesa gremita di persone. Una comunità intera, per qualche ora, ha lasciato da parte impegni e problemi personali in nome della condivisione, di quell’unione che ha fatto la forza di una famiglia distrutta dal dolore.

La cattedrale non è riuscita ad accogliere tutti: alcune persone sono dovute rimanere sulle gradinate esterne, ma questo non ha impedito loro di essere presenti e partecipi nel dolore. Un dispiacere che non ha risparmiato nessuno: dai familiari, passando per i parenti, gli amici, i compagni di basket e gli allenatori, arrivando fino a chi, Enrico, lo conosceva soltanto di vista. E al nodo in gola, difficile da mandare giù, si aggiungono le domande, tante, sul perché una persona così giovane debba lasciare questa vita così presto.

Allo studente di Asola non si poteva non voler bene. Con il suo sorriso, i suoi occhi così espressivi, la timidezza e l’altruismo si distingueva dai suoi compagni, e con la sua innata gentilezza è riuscito a conquistare il cuore di tutti. Le qualità di Enrico sono state sottolineate in un ricordo toccante di don Luigi Ballarini durante la celebrazione del funerale: «Il nostro bomber sapeva vivere intensamente i suoi 18 anni. Tutti i giovani presenti oggi si uniscono nel dolore, stanno insieme per farsi forza perché è venuto a mancare per loro un punto di riferimento importante».



Anche il vescovo Marco Busca ha espresso il suo cordoglio in una lettera, nella quale ha consigliato agli amici di «portare avanti la partita della vita perché Enrico dal cielo li accompagnerà sempre». Lo sgomento è stato reso ancora più profondo quando nel completo silenzio di una cattedrale immersa nelle preghiere, don Luigi ha ricordato che esattamente il giorno della sua morte, il 9 luglio, diciotto anni prima Enrico era stato battezzato da don Riccardo Gobbi, presente alla celebrazione funebre, nello stesso luogo, con le stesse persone vicino.

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«Un parroco non vorrebbe mai celebrare un funerale di un 18enne che lascia la famiglia e gli amici - ha commentato don Luigi, commosso - eppure il mistero della vita è così tremendo e impenetrabile che siamo costretti a fare quello che non vorremmo. È proprio in questo caso che ci sentiamo così piccoli».

Le lacrime sgorgano senza controllo, impossibile trattenere i singhiozzi. Com’è strana la vita. Poco più di un anno e mezzo fa, l’estremo saluto alla bisnonna Maria, di 102 anni, tra le più anziane del paese, e ora l’addio al suo nipote adorato. Drammatico, ma allo stesso tempo ricco di spunti di riflessione, l’argomento scelto tra le pagine del vangelo secondo Giovanni letto dal sacerdote: Gesù consola Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro. In conclusione della messa, un lungo applauso finale, tutto in onore di Enrico. Il grande, piccolo campione che non verrà mai dimenticato.

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