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Non ce l’ha fatta l’uomo ustionato in cortile

Il pensionato di 83 anni aveva cercato di eliminare un nido di vespe con il fuoco. È morto dopo sei giorni di agonia

VIADANA . Non ce l’ha fatta Marino Saviola, l’83enne pensionato residente nel centro di Viadana (in viale Sanfelice) rimasto vittima di un incidente domestico nei giorni scorsi. Troppo gravi le ustioni riportate accidentalmente, nel tentativo di dar fuoco a un nido di vespe: nonostante gli immediati soccorsi e il ricovero nella Terapia intensiva dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, l’anziano si è spento ieri mattina, dopo sei giorni di agonia.

Saviola lascia la moglie Annita, i figli Lorella, Renato e Cristiano e quattro nipoti. Da pochi mesi era divenuto bisnonno.

Un altro figlio, Valerio, aveva perso la vita diversi anni fa, ancora in giovane età, a seguito di un incidente stradale.

La famiglia è molto conosciuta e stimata in città. Lorella è docente della scuola media Parazzi, di cui è stata a lungo vicepreside. Saviola, dopo avere esercitato in proprio come commerciante di legname, era stato assunto dal Gruppo Saviola in veste di procacciatore della materia prima. Era cugino di secondo grado di Mauro Saviola, il “re del legno”, fondatore del gruppo industriale.

In pensione da una ventina d’anni, per tutto questo tempo Marino non aveva cessato di mettersi a disposizione della comunità, come già in precedenza, sempre con un atteggiamento di discrezione nella generosità. Non era raro vederlo impegnato nei lavori di potatura e manutenzione del verde parrocchiale. Nella mattinata di giovedì scorso, come detto, Saviola ha tentato di eliminare col fuoco un vespaio nel cortile dell’abitazione di viale Sanfelice. Purtroppo il ritorno di fiamma lo ha investito in pieno. Difficile dire di preciso come sia potuto accadere: l’uomo infatti era solo.

È stato un vicino a udirne le grida, e a intervenire per strappargli la camicia, ustionandosi a sua volta leggermente le mani. Saviola era stato portato al Poma con ustioni di secondo e terzo grado sul sessanta per cento della superficie corporea. Le condizioni erano apparse subito molto gravi, e ieri è sopraggiunto il decesso.

Pur nello strazio, i famigliari desiderano ringraziare l’equipe che lo ha seguito nel ricovero: «Il primario Castelli, il professor Stuani, le dottoresse Zagonel e Berselli, oltre a tutto lo staff e all’infermiera professionale Raffaella Fabris».

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