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MANTOVA

Ospedali, un paziente su dieci emigra

Mantova al primo posto in Lombardia, ma il trend è in calo. Cgil: «Colpa delle liste d’attesa e della geografia sanitaria»

MANTOVA. Un mantovano su dieci sceglie un ospedale fuori regione. A dirlo è l’ultimo rapporto Istat sugli indicatori del benessere equo e sostenibile che ha messo sotto la lente 110 province italiane e dal quale si scopre che i mantovani hanno la tendenza a fare le valigie più degli altri cittadini lombardi quando si tratta di scegliere una struttura sanitaria dove farsi curare.

Dati forniti dal ministero della Salute e relativi al 2015 e ai dieci anni precedenti. Numeri che hanno fatto allarmare la Cgil di Mantova, visto che la nostra provincia risulta essere al primo posto nella classifica lombarda dell’emigrazione ospedaliera fuori regione con una percentuale del 10,5% nel 2015. Il trend, è giusto sottolinearlo, è comunque in calo, dato che nel 2004 la fuga era del 14.3%. «È vero – spiegano Donatella Negrini e Massimo Arvati della Cgil – ma secondo gli ultimi dati Istat siamo arrivati al triplo rispetto alla media regionale del 3% e al di sopra di quella nazionale pari al 6,4%».

Quali sono i motivi di questa fuga? «C’è da dire – riprendono l’analisi i due rappresentanti del sindacato – che nel Mantovano ci sono parecchi ospedali di confine e quindi ci potrebbe essere la tendenza ad emigrare anche per ragioni geografiche e di pura comodità. Certo noi crediamo anche che quando si tratta di salute le persone cerchino la soluzione più rispondente alle proprie esigenze rivolgendosi anche a strutture oltre i confini territoriali. Inoltre c’è sempre il problema delle liste d’attesa».

Ma non c’è solo il capitolo emigrazione fuori regione a preoccupare il sindacato di via Altobelli. Dubbi e timori vengono chiaramente manifestati anche nei confronti del nuovo modello di presa in carico dei pazienti cronici definito dalla giunta regionale con una serie di delibere nel corso del 2017. «Il modello, tanto sbandierato dall’assessore regionale alla salute Giulio Gallera – insistono Negrini e Arvati – sta dimostrando tutte le sue criticità e sotto il profilo dei numeri evidenzia in modo inequivocabile il sostanziale fallimento della riforma sanitaria regionale e la necessità di una sua modifica radicale».

Secondo i due sindacalisti per una vera presa in carico dei pazienti cronici bisognerebbe tornare alla valorizzazione del ruolo centrale del medico di base per i pazienti con una o due patologia, riproponendo l’esperienza dei Creg (nuclei pazienti cronici) che la provincia di Mantova non ha mai sperimentato.

«Inoltre – proseguono i due sindacalisti – riteniamo indispensabile una distribuzione equilibrata sul territorio dei Pot (Presidi ospedalieri territoriali) e dei Presst (Presidi socio sanitario territoriale) a cui accedere per riabilitazione e cure intermedie. Questa è una riforma calata dall’alto, una riforma priva di risorse aggiuntive e quindi destinata al fallimento». —


 

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