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Sfruttati dai caporali Ancora due arresti per il lavoro in nero

Sedici operai non in regola: turni massacranti di dieci ore In manette un giovane italiano e un romeno di Valeggio 





Un fenomeno dilagante e, a quanto pare, davvero inarrestabile. Il lavoro nero continua ad imperversare in tutta la nostra provincia. Del resto è proprio in questo periodo che la manodopera serve, soprattutto se irregolare. Costa molto meno, si sottopone a turni massacranti e non avanza pretese. È di martedì all’alba l’ultima operazione dei carabinieri di Mantova e Castiglione per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori in nero e del caporalato. Vi hanno partecipato i militari di Monzamb ...

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Un fenomeno dilagante e, a quanto pare, davvero inarrestabile. Il lavoro nero continua ad imperversare in tutta la nostra provincia. Del resto è proprio in questo periodo che la manodopera serve, soprattutto se irregolare. Costa molto meno, si sottopone a turni massacranti e non avanza pretese. È di martedì all’alba l’ultima operazione dei carabinieri di Mantova e Castiglione per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori in nero e del caporalato. Vi hanno partecipato i militari di Monzambano, Volta Mantovana, Piubega insieme ai colleghi dell’Ispettorato del lavoro di Mantova e Verona.

Il blitz è scattato alla fine di un’attività di indagine iniziata alcuni mesi fa dai carabinieri di Volta e Monzambano che, nel corso dei loro servizi di pattugliamento avevano notato, fin dalle prime ore del mattino, gruppi di dieci, quindi biciclette con in sella ragazzi di colore dirigersi verso Valeggio sul Mincio. Approfondendo la cosa i militari avevano scoperto che i giovani ciclisti erano tutti ex richiedenti asilo politico, ospitati in un’azienda agrituristica di Volta Mantovana e che erano stati reclutati in alcune aziende agricole.

I carabinieri, nella giornata di martedì, sono piombati proprio in una di queste aziende che si trova tra i comuni di Monzambano e Valeggio sul Mincio e che si occupa della coltivazione e commercializzazione di ortaggi. Quando i militari sono arrivati sul posto hanno trovato al lavoro 52 braccianti, di cui 16 in nero, vale a dire privi del contratto di lavoro. Non solo. Erano guardati a vista da uno dei soci dell’azienda e da una sua collaboratrice. Ma con i carabinieri hanno parlato, raccontando che la loro paga era di cinque euro all’ora e che lavoravano fino a dieci ore al giorno.

Due le persone finite in manette. E.S., 25 anni, italiano e C.T, 43 anni, romeno, entrambi residenti a Valeggio sul Mincio, rispettivamente socio e collaboratrice dell’azienda, ritenuti responsabili del reato di caporalato. Il giudice del tribunale di Verona ha convalidato gli arresti e ha rinviato l’udienza al 30 ottobre prossimo.

Il prefetto Sandro Lombardi e il colonnello Fabio Federici hanno espresso vivo apprezzamento per l’operazione svolta. —