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Il piano di Poste non funziona, la Cgil all'attacco: «Carichi di lavoro sottostimati»

Il sindacato aveva evidenziato problemi e criticità al tavolo nazionale di maggio. «Mantova tarata su 2.400 raccomandate al giorno, in realtà sono 4.200»

MANTOVA. Che il piano di riorganizzazione del recapito voluto da Poste italiane non funzionasse è sempre stato chiaro al sindacato, almeno alla Cgil. «Abbiamo evidenziato le criticità al tavolo nazionale del 22 maggio scorso - dice Rita Bonizzi - e abbiamo scritto al Recapito area manager di Bergamo e anche a relazioni industriali di Milano per le modifiche necessarie su turni, competenze e perequazioni». È la prima risposta che arriva da un sindacato («ma noi rappresentiamo solo il 24% dei ...

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MANTOVA. Che il piano di riorganizzazione del recapito voluto da Poste italiane non funzionasse è sempre stato chiaro al sindacato, almeno alla Cgil. «Abbiamo evidenziato le criticità al tavolo nazionale del 22 maggio scorso - dice Rita Bonizzi - e abbiamo scritto al Recapito area manager di Bergamo e anche a relazioni industriali di Milano per le modifiche necessarie su turni, competenze e perequazioni». È la prima risposta che arriva da un sindacato («ma noi rappresentiamo solo il 24% dei lavoratori» precisa la dirigente di Slc-Cgil ) ai portalettere del centro distribuzione di Mantova che avevano denunciato condizioni di lavoro proibitive dopo il varo del nuovo sistema di recapito basato sulle linee ordinaria e business.

Una nuova organizzazione che per i cittadini significa ricevere i giornali nel tardo pomeriggio o alle sera e, in 15 Comuni, addirittura a giorni alterni. «Ricordo però - dice la Bonizzi - che il sindacato ha accettato accordi di sacrifici sulle modalità di prestazioni lavorative e tagli di personale per salvare il settore recapito dalla privatizzazione e dalla cessione del ramo d’azienda».

QUELLO CHE NON VA

Al tavolo regionale la Cgil aveva contestato il calcolo delle nuove zone di recapito basato su un arrivo medio giornaliero di 2.400 raccomandate, mentre la media reale è di 4.200 pezzi, dei quali mediamente 600 non vengono consegnati perché il tempo non lo consente. Era pure stato segnalato il fatto che i lavoratori delle linee business non avevano una zona fissa assegnata, ma che venivano spostati quotidianamente, con perdita di tempo e di produttività. Venivano anche segnalate criticità sui mezzi che utilizzano i portalettere della business, in particolar modo il fatto che devono aspettare il rientro del postino di base per avere un’auto a disposizione.

ALTRI CENTRI

A Gonzaga la Cgil aveva suggerito di unire i sei presìdi decentrati di distribuzione sparsi sul territorio per far partire tutti i portalettere da Gonzaga. Così come aveva proposto di accorpare il presidio di Quistello al centro di distribuzione di Ostiglia. E si doveva spostare in avanti di un’ora l’orario nel presidio di Pegognaga per favorire la linea business, oltre che mettere a disposizione per la tracciatura elettronica della posta registrata due postazioni dotate di pc, e non una sola come adesso. A Ostiglia restavano in uso i vecchi palmari con la batteria che si scarica subito (da sostituire con altri più moderni).

Le postazioni per la tracciatura elettronica della posta andrebbero raddoppiate a Poggio Rusco e a Sermide. Contestate anche le assegnazioni dei portalettere nelle zone che sono state spostate da un presidio all’altro: qualcuno ha potuto scegliere, altri no, era l’accusa. Stessa cosa era successa a Guidizzolo accorpato a Castiglione, dove era stao chiesto un ulteriore turno dalle 10 in poi per le linee business. —