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Dodici ore di lavoro, al sole, a tre euro l’ora Fermati gli sfruttatori di braccianti agricoli

I carabinieri arrestano per caporalato sei persone: il proprietario del terreno e cinque bangladesi che vigilavano sui lavoratori

ASOLA

Dodici o tredici ore al giorno di lavoro, sotto il sole, tre euro l’ora. E i pochi momenti di libertà, le scarse ore di sonno, da passare in roulotte o camper con un unico bagno per venticinque persone. Sembrano le storie dei lavoratori di fine Ottocento. Invece è notizia attualissima, non in capo al mondo, ma ad Asola.

Gli sfruttatori di braccianti agricoli, però, ancora una volta sono stati fermati dai carabinieri. La task force contro il lavoro nero ha messo a segno un'importante oper ...

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ASOLA

Dodici o tredici ore al giorno di lavoro, sotto il sole, tre euro l’ora. E i pochi momenti di libertà, le scarse ore di sonno, da passare in roulotte o camper con un unico bagno per venticinque persone. Sembrano le storie dei lavoratori di fine Ottocento. Invece è notizia attualissima, non in capo al mondo, ma ad Asola.

Gli sfruttatori di braccianti agricoli, però, ancora una volta sono stati fermati dai carabinieri. La task force contro il lavoro nero ha messo a segno un'importante operazione ad Asola, che ha portato all'arresto di sei persone: il proprietario del terreno, Pierangelo Panizza, 66 anni e cinque cittadini del Bangladesh: Munshi Rony, 21 anni; Miah Mukul, 31 anni; Bepari Lokman; 40 anni; Omar Faruk, 38 anni; Islam Shariful, 49 anni.

Sono finiti tutti in carcere con l'accusa di caporalato.

L'operazione, condotta da carabinieri, ispettorato del lavoro e polizia locale, è scattata all’alba del 16 agosto, in un vasto campo agricolo coltivato ad ortaggi. L’attività ha interessato due appezzamenti di terreno vicini, situati tra i comuni di Asola e Piubega, di cui è proprietario un italiano, che li ha concessi in affitto a due cittadini bangladesi, titolari delle rispettive aziende agricole, che operano nel settore della coltivazione e commercializzazione di zucchine.

Dopo aver bloccato le vie di fuga, i militari hanno fermato e identificato 42 operai, di cui 24 privi di regolare contratto di lavoro, tutti sorpresi nelle operazioni di raccolta degli ortaggi e controllati a vista da tre cittadini bangladesi incaricati della vigilanza.

I lavoratori, tutti richiedenti asilo, in regola per quanto riguarda la permanenza sul territorio nazionale, sono stati ascoltati dai militari ai quali hanno dichiarato di lavorare mediamente 12 o 13 ore al giorno e di percepire una paga oraria di tre euro all’ora.

Nel verificare le condizioni abitative dei braccianti è stato accertato, tra l’altro, che gran parte di essi erano alloggiati in fatiscenti roulotte e camper, con un unico bagno per oltre 25 persone, il tutto appositamente allestito dallo stesso proprietario del terreno in un’area adiacente ai campi coltivati.

Dopo aver verbalizzato le dichiarazioni di tutti i braccianti, i carabinieri hanno proceduto all’arresto delle sei persone, ritenute responsabili, in concorso tra loro, del reato di caporalato.

I sei sono tutti in carcere, nessuno ai domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida che potrebbe tenersi questa mattina o al più tardi lunedì mattina.

Il servizio rientra nell’ambito dei “controlli straordinari nel settore agricolo, agroalimentare/forestale e ambientale - 2018” disposti dal Comando Generale dell’Arma dei carabinieri e finalizzato al contrasto dello sfruttamento della manodopera clandestina e del caporalato, coordinato dalla Compagnia di Castiglione delle Stiviere.

Ad operare, la task force composta dai militari delle stazioni di Asola, Castel Goffredo, Guidizzolo e Piubega in collaborazione con i colleghi dell’Ispettorato del lavoro e la polizia locale di Asola. Tutti gli arrestati sono stati accompagnati nel carcere di Mantova a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il prefetto di Mantova, Sandro Lombardi, ha espresso il suo apprezzamento al comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Fabio Federici, per l’operazione «e per i positivi obiettivi conseguiti, finalizzati a contrastare le situazioni lavorative irregolari nel campo dell’agricoltura che portano troppo spesso a ledere la dignità degli stessi lavoratori, nell’ambito di una problematica che è da sempre, oggetto di particolare attenzione». —

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