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Parco avventura sotto accusa. Partito l’esposto in procura

Un gruppo di cittadini punta il dito contro il Comune e l’Unione Terre di Zara e Po: «Il via ai lavori per i bagni dopo che erano già stati eseguiti senza autorizzazione»

PEGOGNAGA.
Lavori eseguiti di gran carriera senza autorizzazione e un contratto di affitto stipulato a bella posta per rientrare delle troppe spese. Sotto accusa l’Unione Terre di Zara e Po per la gestione del parco avventura Jo Park, situato all’interno del parco San Lorenzo. A sollevare dubbi sulla poca chiarezza dei rapporti tra l’amministrazione comunale di Pegognaga e la società Ba.Co, che dal giugno 2016 gestisce il parco divertimenti, è un gruppo di cittadini che ha presentato un espos ...

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PEGOGNAGA.
Lavori eseguiti di gran carriera senza autorizzazione e un contratto di affitto stipulato a bella posta per rientrare delle troppe spese. Sotto accusa l’Unione Terre di Zara e Po per la gestione del parco avventura Jo Park, situato all’interno del parco San Lorenzo. A sollevare dubbi sulla poca chiarezza dei rapporti tra l’amministrazione comunale di Pegognaga e la società Ba.Co, che dal giugno 2016 gestisce il parco divertimenti, è un gruppo di cittadini che ha presentato un esposto in procura, in cui ipotizzano abusi d’ufficio nell’iter della realizzazione dei bagni.

«Avrebbero dovuto esserci dal primo momento, invece li hanno costruiti soltanto lo scorso febbraio, e per di più la determina è arrivata in aprile» spiega Giuseppe Semeghini, rappresentante dell’associazione di pesca Pado Patri che fa parte del comitato di gestione del parco. L’area era stata data in affitto alla Ba.Co. alla cifra di 18mila euro per sei anni, in cambio della riqualificazione in parco divertimenti, «il che ci sembrava una gran bella idea, perché quella era un’area incolta, ma un parco divertimenti è sottoposto a vincoli di legge: bagni accessibili ai disabili e parcheggi sufficienti per il bacino d’utenza» dice Semeghini.

Sembra tutto in regola, il Comune dà l’ok, ma in realtà c’è un unico bagno, di legno, e pure piuttosto nascosto. La Ba.Co, che non può eseguire opere di cementificazione, costruisce casette e percorsi aerei, ma dei bagni necessari non c’è neanche l’ombra. Cominciano i musi lunghi con i pescatori pure per i parcheggi, nel fine settimana intasati. «Il Comune aveva imposto alla Ba.Co. di fare i bagni chimici, la società dopo aver fatto melina per un po’ li costruisce, «ma non c’era l’acqua e la puzza era insopportabile».

Ad un certo punto, lo scorso inverno, si vedono operai al lavoro a scavare e dopo poco tempo compaiono finalmente i nuovi bagni, prefabbricati, «e salta fuori anche una licenza per aprire un bar all’interno del parco».

Per tutto questo, però, non c’è alcun permesso scritto. La determina verrà fatta soltanto ad aprile, con la scritta in cui si concedono alla società dieci giorni di tempo per eseguire i lavori. «Secondo noi qui è stato commesso un falso in un atto pubblico» sostiene Semeghini. Ma c’è di più: in teoria è la Ba.Co a sostenere i costi di 23mila euro per la costruzione dei bagni, ma in realtà quei soldi li spende il Comune, «che prolunga il contratto alla Ba.Co per altri sei anni scontandogli i soldi dell’affitto». E mancano ancora i posti auto richiesti, una spina nel fianco per i pescatori. Giuseppe Montorsi, del comitato “No fusione Motteggiana-Pegognaga”, precisa: «I bagni avrebbe dovuto farli il Comune perché aveva dichiarato che la struttura ne era provvista. Che razza di pasticcio hanno fatto?». —