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Annuncio anti-zingari sulla Milano-Mantova: «Licenziate la capotreno»

Linea dura dalle associazioni dei pendolari: «Episodio gravissimo». In alternativa l’Utp chiede a Trenord di trasferirla su un'altra linea

MANTOVA. «Va licenziata oppure trasferita altrove, su un’altra linea». Asciutto, il commento dell’Associazione utenti trasporto pubblico (Utp) arriva tre settimane dopo il fattaccio. Dopo l’annuncio infelice scandito al microfono dalla capotreno in servizio sulla Milano-Mantova: «Zingari, scendete alla prossima fermata perché avete rotto i c... ». Un caso esemplare dello scadimento del dibattito pubblico, drogato dal veleno che circola in Rete e nelle piazze.

A difesa della capotreno s ...

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MANTOVA. «Va licenziata oppure trasferita altrove, su un’altra linea». Asciutto, il commento dell’Associazione utenti trasporto pubblico (Utp) arriva tre settimane dopo il fattaccio. Dopo l’annuncio infelice scandito al microfono dalla capotreno in servizio sulla Milano-Mantova: «Zingari, scendete alla prossima fermata perché avete rotto i c... ». Un caso esemplare dello scadimento del dibattito pubblico, drogato dal veleno che circola in Rete e nelle piazze.

A difesa della capotreno si è speso il ministro Salvini – «andrebbe premiata perché ha difeso il diritto a viaggiar sicuri» – mentre il ricercatore universitario che aveva segnalato l’episodio su Facebook, e sollecitato l’intervento di Trenord, è stato travolto da una tempesta d’insulti e minacce: 50mila messaggi. Al punto che la madre ha chiesto l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, segnalando la regia della Lega nella campagna d’odio contro il figlio. Con la contro-reazione piccata dello stesso ministro: «Il lavoro impegna tutto il mio tempo, non posso occuparmi di chi è a caccia di pubblicità e, dopo essere finito su tutti i giornali italiani, si lamenta dei commenti su Facebook».

Questo il contorno politico, livido e sbavato, mentre l’indagine interna avviata da Trenord è ancora aperta. La capotreno, che rischia il licenziamento, è attualmente in ferie. Indagine o meno, per Andrea Bertolini dell’Utp, che sostiene di parlare anche a nome del comitato InOrario, l’annuncio del 7 agosto «è un fatto gravissimo per bocca di un pubblico ufficiale». Ruolo preteso dagli stessi capitreno, a propria garanzia, che impone degli obblighi di condotta. «Per questo Trenord deve licenziarla o, quanto meno, trasferirla».

Il ragionamento dell’associazione di pendolari si sviluppa lungo la stessa traiettoria di pensiero del sindacato di categoria Filt Cgil, ma differisce nell’esito: «L’episodio va condannato, anche perché i capitreno sono pubblici ufficiali, così hanno voluto e come tali devono comportarsi, ma non siamo per la sanzione drastica del licenziamento» dichiarava alla Gazzetta il segretario provinciale Marzio Uberti.

L’esito è diverso, ma la lettura complessiva della vicenda ha lo stesso tenore: l’annuncio anti-zingari va condannato e la capotreno punita (più o meno drasticamente), però non facciamone “il problema” della Milano-Mantova. Il rischio è che il polverone sollevato nasconda e confonda le magagne della linea. La questione sicurezza, certo, che per Uberti va affrontata scientificamente, concentrando gli sforzi nelle stazioni di Bozzolo e Piadena, dove gruppi organizzati di delinquenti seminano prepotenze quotidiane. E pretendendo un’operazione “treni sicuri”, sulla scorta del piano “spiagge sicure” lanciato quest’estate a gran voce dal ministro Salvini, come proponeva, provocatorio ma non troppo, Luigi Pace, presidente di Federconsumatori e nella segreteria della Filt.

Ma anche questo della sicurezza è solo un aspetto del problema della linea Mantova-Milano (l’ordine delle stazioni non è casuale), cariata da ritardi e disservizi. Le soluzioni? «Raddoppio del binario, eliminazione dei passaggi a livello e manutenzione, manutenzione, manutenzione» insiste Pace.