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Rientro in fabbrica tra mille incognite nel Mantovano. Sos dei sindacati: «Più investimenti»

Le preoccupazioni dei segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil: «La ripresa qui stenta più che altrove: ultimi in Lombardia»

MANTOVA. Nel Medioevo la cosiddetta “resta” consentiva alla lancia scagliata dai cavalieri di non scivolare all'indietro una volta colpito il bersaglio. La corazza della ripresa economica italiana sembra oggi esserne priva: è un po’ questa l’immagine che suggerisce la riapertura delle fabbriche nel Mantovano dopo la pausa estiva. Quella di una marcia con il freno tirato. Impressione confermata dalle parole dei tre segretari generali di Cgil (Daniele Soffiati), Cisl (Dino Perboni) e Uil (Paol ...

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MANTOVA. Nel Medioevo la cosiddetta “resta” consentiva alla lancia scagliata dai cavalieri di non scivolare all'indietro una volta colpito il bersaglio. La corazza della ripresa economica italiana sembra oggi esserne priva: è un po’ questa l’immagine che suggerisce la riapertura delle fabbriche nel Mantovano dopo la pausa estiva. Quella di una marcia con il freno tirato. Impressione confermata dalle parole dei tre segretari generali di Cgil (Daniele Soffiati), Cisl (Dino Perboni) e Uil (Paolo Soncini) ai quali abbiamo chiesto un’istantanea della situazione economico-industriale della nostra provincia.



SOFFIATI: ULTIMI IN LOMBARDIA
Spiega Soffiati che «i primi due trimestri del 2018 hanno complessivamente visto una crescita rispetto allo stesso periodo del 2017 (2,5% nel primo trimestre, 2,3% nel secondo)» ma che si tratta «comunque di un dato inferiore rispetto alla media lombarda del 3,9%». Di contro «i dati resi noti dalla Camera di Commercio ci dicono che i valori sono positivi sul fronte della domanda estera, della produzione, del fatturato; cala invece la domanda interna». A Gonzaga sono tre le situazioni aziendali “sotto osservazione” della Cgil: quella di Eqm che «a ottobre esaurirà tutti gli ammortizzatori sociali, situazione che desta preoccupazione per i 20 lavoratori» e quella di Caroil e Omg entrambe in concordato ma che «stanno dando segnali di ripresa». A Pegognaga il sindacato tiene monitorata Lavorwash «alle prese con un avvicendamento nella proprietà» e a Mantova c’è preoccupazione per la Marconi «che sta utilizzando ammortizzatori sociali a causa di un calo di ordinativi non proprio prolungato». Nel Destra Secchia poi «si è chiuso il contratto di solidarietà alla “La Vetri” e seguiamo con attenzione la possibile acquisizione da parte di Ecoglass» mentre nell’Alto Mantovano «continua il ritardo nei pagamenti alla Lvt». A Viadana «stiamo seguendo il fallimento della ditta tessile Inthema» e a Cavriana «teniamo monitorato quello, di luglio, della Tintoria Beta». Infine il settore bancario: in Mps a settembre «verrà aperta la procedura sindacale per un nuovo Fondo di solidarietà per gestire la riduzione d'organico previsto dal Piano. I sindacati hanno più volte fatto presente le carenze di organico e le pressioni cui sono quotidianamente sottoposti i colleghi per ottenere i risultati previsti dal Piano».




PERBONI: MANCANO LE GRANDI IMPRESE
Anche Perboni parla di«scenario disomogeneo»: «Mentre l’industria alimentare e l’agricoltura danno segnali positivi - spiega - non va altrettanto bene nel commercio dove preoccupano le nuove normative sui contratti a termine». Allo stesso modo «aziende con relazioni internazionali che si affacciano sui mercati esteri, come ad esempio le Raccorderie metalliche, ampliano gli stabilimenti e fanno investimenti» mentre «resta la difficoltà sulla domanda interna e il settore edilizio fa ancora fatica a tornare ai livelli pre-crisi». Per recuperare 15mila disoccupati «la ripresa da sola non è sufficiente - aggiunge - servono sia una crescita delle aziende presenti sia nuovi investimenti e purtroppo dopo Pro-Gest non ci sono altre grandi imprese in arrivo». Perboni rilancia quindi la proposta di «un’azienda speciale per favorire l’in-coming di imprese» e torna a sottolineare l’importanza dei collegamenti infrastrutturali e informatici.




SONCINI: SERVONO INVESTIMENTI
Osserva Soncini che «arriviamo da 10 anni di grande crisi e la speranza è di aver toccato il fondo: alcuni comparti come quello meccanico o del legno hanno tenuto perché si sono reinventati come nel caso di Marcegaglia». La calza resta il settore «più colpito: qui abbiamo perso 7mila posti di lavoro e oggi ci sono pochissimi segnali di ripresa» mentre anche la grande distribuzione regge. Insomma «siamo in recupero ma partiamo da una base di 14mila disoccupati che rischiano di diventare strutturali se non arrivano nuovi investimenti capaci di assorbire decine di persone». Di qui l’importanza dell’avvio della cartiera di Mantova, così come delle 100 assunzioni annunciate tanto per la nuova Rsa a Green Park quanto per Verallia, dei progetti di ampliamento di Cem Car e Relevi che lasciano sperare in nuovi posti e della bretella di Valdaro «fondamentale per la logistica». Di qui anche l’appello agli enti «perché, dove possono, facciano lavorare aziende mantovane o almeno le invitino a partecipare alle gare: alla ripresa serve anche questo». —