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Muore sotto i portici a 55 anni per un infarto a due passi dal lavoro

I disperati tentativi di rianimare Gabriele Araldi

L’uomo, restauratore, era diretto al Ducale per una mostra. Il dolore del personale del museo e del Sarginesco calcio

MANTOVA. È morto sulla via del lavoro, sotto i portici Broletto, tra i tavolini del bar e i ciottoli della piazza. A fermare il cuore di Gabriele Araldi, 55 anni, restauratore di Sarginesco, è stato un infarto violento. L’uomo era diretto a Palazzo Ducale, dove stava collaborando all’allestimento di una mostra. E dove era di casa da una vita, innamorato della reggia e ricambiato dall’affetto del personale, dai custodi ai dirigenti. Personale adesso frastornato dal dolore.

Araldi stava percorr ...

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MANTOVA. È morto sulla via del lavoro, sotto i portici Broletto, tra i tavolini del bar e i ciottoli della piazza. A fermare il cuore di Gabriele Araldi, 55 anni, restauratore di Sarginesco, è stato un infarto violento. L’uomo era diretto a Palazzo Ducale, dove stava collaborando all’allestimento di una mostra. E dove era di casa da una vita, innamorato della reggia e ricambiato dall’affetto del personale, dai custodi ai dirigenti. Personale adesso frastornato dal dolore.

Araldi stava percorrendo gli ultimi metri del portico quando l’infarto lo ha aggredito, facendolo stramazzare a terra. Pochi minuti prima delle 8, con la città ancora sospesa nel suo dormiveglia. I sanitari del 118 hanno provato a lungo a riavviare il battito, ma per il restauratore non c’è stato nulla da fare. Sul luogo è arrivata anche una pattuglia di carabinieri.

Gabriele Araldi, 55 anni


Titolare insieme al padre Archinto – per gli amici Tito – della società di restauri Coffani, Gabriele viene ricordato come un professionista serio e corretto, sempre disponibile anche quando le richieste uscivano dal perimetro del suo ruolo e dei suoi compiti. Come quella volta che guidò fino a Sassuolo per ritirare le ceramiche di Michelangelo Pistoletto e recapitarle al Ducale, per l’allestimento della mostra Terzo Paradiso.

Gabriele Araldi stava “avviando a bottega” una delle due figlie, al quale nonno Tito avrebbe passato il testimone. Ed è anche a lui, a Tito, che va il pensiero del personale del Ducale: provato dalla morte della moglie, l’anno scorso, adesso dovrà affrontare la perdita del figlio col quale condivideva la quotidianità.

Professionista serio e uomo sensibile, Gabriele: «Per noi è come aver perso una persona di famiglia» ripetono dalla reggia. Un sentimento condiviso anche dagli amici fraterni del vecchio Sargineco Calcio, società che lo ha visto nei panni di vice presidente per oltre 10 anni: «Per noi – afferma Tazio Tarchini, storico presidente rossoblù – è come aver perso un fratello. Eravamo insieme dalla mattina alla sera, un compagno unico e insostituibile». A ricordarlo con affetto anche gli ex giocatori e molti dirigenti e allenatori che in quel periodo hanno condiviso con Araldi la passione per il calcio. —