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Ordini in calo alla Golden Lady: cassa integrazione per cento

Fermo l’impianto di Solferino, dove si concentrano le fasi finali di lavorazione. L’azienda: «Nulla a che vedere con la chiusura e il trasferimento a Casalmoro»

SOLFERINO. Tredici settimane di cassa integrazione ordinaria per un massimo di 145 lavoratori. Da domani al 1° dicembre. È la richiesta della Golden Lady per lo stabilimento produttivo di Solferino, che a breve cesserà la produzione per concentrarla nello stabilimento gemello di Casalmoro, che in questi mesi è oggetto di lavori di adeguamento per accogliere i nuovi macchinari e buona parte di lavoratori di Solferino (altri saranno trasferiti nei siti produttivi di Castiglione delle Stiviere ...

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SOLFERINO. Tredici settimane di cassa integrazione ordinaria per un massimo di 145 lavoratori. Da domani al 1° dicembre. È la richiesta della Golden Lady per lo stabilimento produttivo di Solferino, che a breve cesserà la produzione per concentrarla nello stabilimento gemello di Casalmoro, che in questi mesi è oggetto di lavori di adeguamento per accogliere i nuovi macchinari e buona parte di lavoratori di Solferino (altri saranno trasferiti nei siti produttivi di Castiglione delle Stiviere e di Castelnuovo di Asola).

Due fatti, il trasferimento e il ricorso alla cassa integrazione, non legati tra loro. L’ammortizzatore sociale, che molto probabilmente sarà attivato per 110 dipendenti, è stato richiesto per fare fronte a un momento di difficoltà di mercato. Una flessione degli ordinativi, dall’Italia e dall’estero, dovuta al calo generalizzato dei consumi. «Non ce la sentiamo - spiegano fonti aziendali - di mettere in magazzino quantità eccessive di prodotto. Si tratta della prima richiesta del 2018. L’anno scorso avevamo fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria in questo stesso periodo e la situazione si era risolta positivamente nel giro di poche settimane».

La speranza è che accada la stessa cosa anche quest’anno. La richiesta è di tredici settimane, ma in qualsiasi momento l’azienda potrà decidere di riprendere regolarmente la produzione.

Non esiste alcun legame tra la cassa integrazione e la chiusura del sito produttivo di Solferino: «Lo spostamento non ha alcuna influenza, perché il trasferimento è stato programmato in modo graduale e non porta di per sé meno lavoro». E se la cassa integrazione riguarda il sito di Solferino è soltanto perché lì, e a Casalmoro, ci sono le fasi finali della produzione, dalla colorazione delle calze al loro confezionamento. Le fasi più delicate, perché se ci si ferma alla calza bianca si è sempre in tempo a decidere colori e confezioni inseguito, in base a richieste e tendenze del mercato.

I sindacati, pur tenendo monitorata una situazione che li ha colti di sorpresa, non usano toni allarmistici. «La richiesta di cassa - conferma Sabrina Masotto di Femca Cisl - non ha nulla a che vedere con il trasloco, che sta procedendo con i tempi tecnici necessari a spostare macchinari e persone. La decisione dell’azienda dipende dal calo delle commesse, dovuto a una crisi generalizzata del settore». Un calo che non aveva portato, almeno negli ultimi mesi, a rallentamenti anche solo temporanei della produzione: «Dopo gli ultimi contratti di solidarietà - aggiunge Giovanni Pelizzoni della Uil - l’azienda non è più ricorsa agli ammortizzatori. Il 10 settembre (nella sede di Confindustria, ndr), comunque, ci sarà un incontro con il gruppo nel quale sarà chiarito il quadro complessivo».

Rimane, però, la preoccupazione dei lavoratori, rimbalzata anche sui social network. «Chiaramente - commenta Claudio Bussi della Filctem Cgil - l’improvvisa richiesta di ricorrere alla Cigo ha creato sconcerto e preoccupazione tra i lavoratori di Solferino e degli altri stabilimenti del gruppo. La Rsu ha convocato delle assemblee per informarli sullo stato delle cose».