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Un colpo al cuore del paese: «Ma non chiamiamola matta»

L’orrore non provoca senso di insicurezza: è un episodio isolato. L’amico d’infanzia di Paola: lei chiederebbe pietà per l’assassina 

CANNETO SULL'OGLIO. Un fulmine che è piombato sul cuore del paese, al museo civico a cui Paola aveva dedicato la vita. Davanti agli occhi delle bambole, fissi come quelli della gente che stamattina, in piazza, non sa trovare un senso. Se il dolore e la rabbia sono di tutti, è sull’etichetta “evento imprevisto” che Canneto si divide. Ad aprire punti interrogativi è l’aggressione della notte precedente.

Un agguato in piena regola, una tragedia evitata per un soffio, grazie alle gambe vel ...

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CANNETO SULL'OGLIO. Un fulmine che è piombato sul cuore del paese, al museo civico a cui Paola aveva dedicato la vita. Davanti agli occhi delle bambole, fissi come quelli della gente che stamattina, in piazza, non sa trovare un senso. Se il dolore e la rabbia sono di tutti, è sull’etichetta “evento imprevisto” che Canneto si divide. Ad aprire punti interrogativi è l’aggressione della notte precedente.

Un agguato in piena regola, una tragedia evitata per un soffio, grazie alle gambe veloci della vittima: un gesto che fa escludere l’ipotesi del raptus improvviso per l’incursione e l’omicidio al museo. Sconcerto, incapacità di capire un gesto così estremo, ma nessuna scusante. Lo dice chiaro uno dei pensionati che stacca occhi e mani dalle carte, seduto al bar Sport in piazza: «Non chiamiamola matta, non siamo mica dei medici. Se era malata qualcuno avrebbe dovuto saperlo, curarla, avvertire che poteva essere pericolosa. Nessuno la conosceva? Nessuno si è accorto di nulla?».



Canneto vive un incubo, con la perdita di una delle figure di riferimento della comunità, una delle più amate. L’orrore è forte, ma non lo è altrettanto la paura né il senso di insicurezza. Marina ferma la sua corsa verso casa per spiegarlo: «Siamo tutti sotto choc, per Paola, soprattutto, e per aver toccato con mano in un istante che qualsiasi vita può essere spezzata con violenza in un attimo. Che una persona possa entrare in un museo per fare una strage. Però dobbiamo avere chiara una cosa: che qui non si è trattato di criminalità organizzata, di terrorismo, ma del gesto di una persona, forse malata, o forse mossa da qualcosa che non sappiamo, ma si è trattato di un episodio isolato. Per questo penso che quanto accaduto, sebbene terribile, non debba farci immaginare ora Canneto come un paese pericoloso».

«E speriamo che, per la nazionalità dell’assassina, non si scateni la caccia allo straniero. Questa sarebbe un’ulteriore follia - precisa un ragazzo - È una donna che ha compiuto un omicidio e avrebbe potuto commetterne altri. La nazionalità non c’entra ».

Nicola Borzi, il giornalista cannetese trapiantato a Milano, amico d’infanzia di Paola, affida a Facebook la sua riflessione: «Credo che l'unico gesto che Paola gradirebbe ora è un po' di umana pietà per l'ultima delle vittime del male: per la sua assassina. Una pietà che non cancella l'orrore né assolve il delitto ma che comprenda la sofferenza psichica non vista di questa donna e ne curi per quanto possibile la malattia mentale. Una pietà che consideri la solitudine di troppe badanti, ne accudisca i mali interiori, se ne faccia carico ed eviti che passino ancora inosservati, che possano sfociare nel delirio e nella violenza. Prevenire questi mali, dare dignità umana e politica a chi ne è colpito e a chi ne è vittima è l'unico modo per onorare la grande donna che ci è stata sottratta in un modo terribile». —