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La Provincia ritocca il piano Ora più paletti per i cavatori

Due norme per venire incontro alle osservazioni di Comuni e associazioni L’apertura di nuovi siti vincolata al livello di esaurimento di quelli già avviati





Due nuove norme tecniche che, se da una parte non modificano l’impianto generale del piano, dall’altro cercano di venire incontro alle richieste di Comuni, associazioni agricole e comitati di cittadini, per rassicurarli. Queste le novità che sono state presentate ieri al termine della terza riunione della conferenza di Vas (Valutazione ambientale strategica) in relazione al nuovo piano cave provinciale.

La riunione costituiva una nuova puntata del procedimento di approvazione avviato in april ...

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Due nuove norme tecniche che, se da una parte non modificano l’impianto generale del piano, dall’altro cercano di venire incontro alle richieste di Comuni, associazioni agricole e comitati di cittadini, per rassicurarli. Queste le novità che sono state presentate ieri al termine della terza riunione della conferenza di Vas (Valutazione ambientale strategica) in relazione al nuovo piano cave provinciale.

La riunione costituiva una nuova puntata del procedimento di approvazione avviato in aprile, e aveva lo scopo di dare alla Provincia la possibilità di rispondere a tutte le osservazioni (in tutto ventisette) che erano state presentate nei mesi scorsi dai vari soggetti interessati. Osservazioni che in alcuni casi erano state molto critiche sull’individuazione di nuovi ambiti estrattivi, vedi il caso del Comune di Roverbella.

Ma ecco la novità. Rispondendo ad alcune osservazioni, in particolare a quelle arrivate dalle associazioni agricole, la Provincia ha presentato alcune regole tecniche introdotte (come già annunciato ieri sulla Gazzetta). La prima è questa: potranno essere aperte nuove cave solo quando si sarà già estratto, dai siti già esistenti, il 50% dei volumi complessivi previsti dal piano. Dunque, bisognerà aver cavato già nove milioni di metri cubi di materiale, visto che il piano complessivamente prevede l’estrazione di 18 milioni di metri cubi.

Altra regola tecnica, quella riservata ai singoli cavatori: un’azienda potrà scavare al massimo in due siti; per aprire una terza cava dovrà ottenere un via libera che è legato alla valutazione dello stato di avanzamento degli ambiti estrattivi già avviati. In sostanza, sì alle nuove cave, ma solo a fronte di un fabbisogno reale. Con tempi vincolati a quello che saranno lo stato di salute dell’edilizia e il suo fabbisogno. No all’apertura di nuovi siti estrattivi senza che prima quelli già esistenti siano stati consumati.

Le due regole tecniche faranno parte del piano provinciale che ora passerà al vaglio del consiglio di Palazzo di Bagno per l’adozione, e poi arriverà in Regione.

Soddisfatto il sindaco di Marmirolo, e vicepresidente della Provincia, Paolo Galeotti: «L’impianto generale del piano è stato confermato nella sua validità da tutti gli enti sovraordinati alla Provincia, come la Regione, l’Ats o la Sovrintendenza. Questi hanno date un parere complessivamente positivo, con prescrizioni su singoli ambiti, chiedendo mitigazioni ambientali. Si tratta di osservazioni specifiche, che non compromettono la validità complessiva».

Ora, spazio alle reazioni dei vari soggetti che avevano presentato osservazioni. A partire del Comune di Roverbella che aveva urlato il proprio no a nuove cave a Malavicina e a Belvedere (per un totale di circa 2,8 milioni idi metri cubi). —