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Rimossi gli striscioni della lotta per la Burgo: «È un nuovo inizio»

Gesto simbolico dei sindacalisti storici Mantovanelli e Franzini per la rinascita della cartiera: «Aspettavamo questo giorno da 5 anni, 7 mesi e 23 giorni»

MANTOVA. Il gesto è simbolico, ma l’emozione c’è e non lo nascondono. Il giorno dopo il riavvio della cartiera, i due storici sindacalisti Burgo della Cgil, Giovanni Mantovanelli e Gianpaolo Franzini, iniziano a rimuovere i cartelli simbolo di una lunga battaglia contro la chiusura dello stabilimento.

Armati di scala e tronchesini e accompagnati da Alessandra Grossi della Slc Cgil, si sono dati appuntamento sul ponte dei Mulini: qui oltre cinque anni fa si ritrovarono per appendere gli strisc ...

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MANTOVA. Il gesto è simbolico, ma l’emozione c’è e non lo nascondono. Il giorno dopo il riavvio della cartiera, i due storici sindacalisti Burgo della Cgil, Giovanni Mantovanelli e Gianpaolo Franzini, iniziano a rimuovere i cartelli simbolo di una lunga battaglia contro la chiusura dello stabilimento.

Armati di scala e tronchesini e accompagnati da Alessandra Grossi della Slc Cgil, si sono dati appuntamento sul ponte dei Mulini: qui oltre cinque anni fa si ritrovarono per appendere gli striscioni realizzati nel laboratorio artistico messo in piedi nella ex sala mensa di viale Poggio Reale, occupata dagli operai all’indomani della chiusura. «Abbiamo aspettato questo momento per cinque anni, sette mesi e 23 giorni»: per Mantovanelli l’accensione degli impianti e la produzione della prima bobina di carta «rappresentano un nuovo inizio» e così «come allora ho fatto parte del gruppo che aveva esposto gli striscioni, mi piace far parte anche del gruppo che oggi li ritira». Franzini, che ai tempi della chiusura era nella Rsu dei lavoratori Burgo , non nasconde che l’emozione è forte: «Abbiamo sempre lottato per questo momento, cinque anni fa appendemmo questi striscioni con il cuore in gola dopo aver invano fatto la prova di stampa di un cartoncino per dimostrare all’azienda che la cartiera aveva le capacità di convertirsi». Una prova che guardava e vedeva già lontano visto che oggi Pro-Gest ha cambiato pelle alla fabbrica sospesa seguendo proprio quella strada: non più carta per giornali ma per cartone ondulato.

E mentre camminano sul ciglio della strada per staccare uno dopo l’altro i sei striscioni che facevano ormai parte dello skyline di Cittadella, i ricordi volano: a quei teli cerati solo un po’ scoloriti dal tempo «donati dagli ultras che arrivarono con un furgone carico», a Rodolfo Merlini «che creò il laboratorio in sala mensa per realizzare i cartelli di protesta ma anche per tenere occupata la testa dei ragazzi rimasti senza lavoro», ai bambini delle scuole che «vennero a dipingere insieme a noi». Anni di lotta, solidarietà e speranze.

“No chiusura, sì lavoro”, “Mantova senza lavoro senza futuro”, “Burgo, lavoro, dignità, futuro”, “Burgo no al silenzio, un urlo: lavoro”, “Burgo lavoro”, “La risposta alla crisi: il lavoro”: sono rimasti lì tutto questo tempo a tenere viva la memoria di quei 197 lavoratori lasciati senza futuro da un giorno all’altro. Da ieri non ci sono più e da oggi spariranno anche gli altri perché il riavvio della fabbrica sospesa, spiega Grossi, «rappresenta il riaprirsi di una prospettiva per tante famiglie». —