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A Mantova la carica delle 29 autiste di bus: alla guida per passione e un po’ assistenti sociali

Conducenti donna in crescita in Apam: quasi la metà ha il part-time.Il racconto delle giornate al volante di Stefania, Simona e Debora

MANTOVA. Compagne di viaggio di tante micro comunità anche se solo per il tempo di una corsa, la loro è spesso una scelta di passione: per la guida da cui tutto è partito e per quell’intrecciarsi di relazioni umane a cui non riescono più a rinunciare. Oggi sono 29 su un totale di 392 le autiste in forza ad Apam: un piccolo esercito che ha iniziato a ingrossare le sue fila a partire dagli inizi del nuovo millennio. A definirle «un valore aggiunto al patrimonio aziendale» soprattutto per le «s ...

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MANTOVA. Compagne di viaggio di tante micro comunità anche se solo per il tempo di una corsa, la loro è spesso una scelta di passione: per la guida da cui tutto è partito e per quell’intrecciarsi di relazioni umane a cui non riescono più a rinunciare. Oggi sono 29 su un totale di 392 le autiste in forza ad Apam: un piccolo esercito che ha iniziato a ingrossare le sue fila a partire dagli inizi del nuovo millennio. A definirle «un valore aggiunto al patrimonio aziendale» soprattutto per le «spiccate qualità in termini di gentilezza, attenzione e sensibilità riscontrate nel rapporto con gli utenti e i colleghi» è il presidente Daniele Trevenzoli nel sottolineare «il valore della diversità di genere come risorsa chiave per la crescita, l’innovazione e la produttività».

Venti di loro hanno tra i 40 e i 50 anni, sette sono le over-50 e due appena le under-40, in 13 hanno poi un contratto part-time e 16 a tempo pieno. Siamo andati a trovarle al deposito di via dei Toscani dove, tra un turno e l’altro, Stefania, Simona e Debora ci raccontano come anche questo sia un mestiere per donne.

47 anni, assunta l’8 gennaio 1997, Stefania è una delle decane: «Sono stata la terza donna in Apam - racconta -: abbiamo fatto un po’ da apripista. Ricordo ancora gli occhi spalancati dei passeggeri quando salivano e mi vedevano al volante». Un lavoro iniziato full-time, poi passato a tempo parziale quando sono arrivati i figli «perché gestire turni e famiglia non era facile anche se l’azienda e i colleghi mi sono sempre venuti incontro». In tanti anni di servizio non sono mancati episodi spiacevoli che l’hanno vista costretta a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine o anche solo ad alzare la voce per mettere in riga frotte di ragazzini maleducati, come spesso deve ricorrere a tutta la sua pazienza per sopportare lamentele immotivate. Ma alla fine dei conti i pro superano sempre i contro: «Siamo un po’ degli assistenti sociali, in città ci sono anziani che prendono l’autobus tutti i giorni alla stessa ora solo per fare due chiacchiere con noi...no, non lo cambierei con un altro mestiere».

Dal pensionato che così si sente meno solo allo studente in ansia per l’interrogazione in agguato: anche per Simona e Debora il valore aggiunto sta proprio qui, nel sentirsi parte di una comunità. Sono le più giovani del parco autiste Apam: 36 anni, sorelle gemelle, calabresi, sono arrivate a Mantova da sole 12 anni fa e non se ne sono più andate. In Apam sono entrate l’una nel 2013 e l’altra nel 2015 dopo aver guidato mezzi per conto di una cooperativa. «Dopo aver fatto dalle cameriere alle operaie, abbiamo deciso di prendere la patente per i bus e ora ci alziamo ogni mattina con il sorriso». Simona viaggia su Brescia mentre Debora attraversa la provincia di Mantova in lungo e in largo: raccontano di «un lavoro che richiede attenzione e concentrazione costante», di quando a volte «può accadere di non sentirsi sicure al 100% su una viaggio di fine corsa», ma anche della solidarietà tra colleghe e delle pause in deposito sfruttate per allenarsi.

E sì, perché Debora e Simona giocano a calcio a Bozzolo: una centrocampista e l’altra portiere. Ma questa è già un’altra storia. —