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Al Festivaletteratura 122mila presenze. Come l’anno scorso ma con meno eventi 

Il comitato organizzatore festeggia la fine dell'evento

Soddisfatto il comitato organizzatore: è la strada giusta. Moltissimi gli incontri esauriti, pochi i biglietti invenduti

MANTOVA. Un risultato simile a quello dello scorso anno, ma a fronte di un numero minore di eventi: le 122mila presenze stimate per il ventiduesimo Festivaletteratura fanno sorridere il comitato organizzatore, convinto di avere imboccato la strada giusta. Il tradizionale appuntamento della domenica sera alla mensa dei volontari ha visto volti sorridenti e la convinzione di continuare con l’impostazione già avviata dopo l’edizione del ventennale. «È questa la strada da seguire - afferma il pr ...

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MANTOVA. Un risultato simile a quello dello scorso anno, ma a fronte di un numero minore di eventi: le 122mila presenze stimate per il ventiduesimo Festivaletteratura fanno sorridere il comitato organizzatore, convinto di avere imboccato la strada giusta. Il tradizionale appuntamento della domenica sera alla mensa dei volontari ha visto volti sorridenti e la convinzione di continuare con l’impostazione già avviata dopo l’edizione del ventennale. «È questa la strada da seguire - afferma il presidente del comitato organizzatore, Luca Nicolini - la nostra dimensione ideale».

Le scelte del 2018 hanno pagato: molti eventi sono andati esauriti, gli altri hanno visto pochi posti vuoti. I biglietti non venduti, in tutto, sono state alcune centinaia, con una trentina di eventi in meno.
A fronte di questo, tutti gli eventi gratuiti sono stati presi d’assalto, con persone sedute anche a terra oppure in piedi al sole, e di certo il clima di Mantova in questi giorni non aiutava.
«Diminuire il numero degli incontri complessivi alla ricerca di un maggior approfondimento e di maggiore cura dei contenuti e della fruibilità degli eventi» è stata la linea-guida di questa edizione. 
I contenuti sono stati in linea con i temi più caldi di questo periodo. Non è mancata la politica, ma come sempre si è parlato di tutto. Di politica ha parlato uno degli ospiti più attesi, l’ex ministro greco Yanis Varoufakis, che l’anno prossimo con una sua lista cercherà di raccogliere voti alle elezioni europee in tutti i Paesi. Di politica hanno parlato anche molti scrittori, e di certo il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, avrà spesso sentito fischiare le orecchie. D’altra parte, il pubblico che in genere frequenta Festivaletteratura non è molto in linea con la sua politica.
È stato comunque un festival dedicato alla letteratura, che ha accontentato anche i giovani e giovanissimi, gli amanti dell’enogastronomia, gli appassionati di temi ambientali. Con incontri sempre ad alto livello.
Come sempre, il Festival ha chiesto a una scrittrice un commento conclusivo. Quest’anno è toccato a Elisabetta Bucciarelli: «Tu ci sei a Mantova? Quest’anno non ho scritto un libro nuovo. Eppure sono qui. Accade per via dell’inizio. Perché prima di tutto io sono una lettrice. Continuo a cercare parole e a credere nella possibilità di trasformare la realtà grazie ad esse. Sono a Mantova perché il mio tempo di studio e scrittura è composto dai libri degli altri, dai quadri, dalla musica.
È un tempo di domande, di dubbio, di indagine e di ricerca. Poche risposte. Un tempo di solitudine e di riflessione. Poi arriva Festivaletteratura e io so che è giunto il momento del confronto, degli abbracci, delle mani che si stringono, delle affinità elettive che si scoprono. Mantova diventa il luogo del dialogo, dove si pratica l’ascolto attento.
Per uno scrittore, farsi attraversare dai libri degli altri e sostenerli sul palco, è salutare, profondamente civile, necessario. Così come stare in silenzio, mentre i lettori ti parlano, esercitarsi a dire del proprio lavoro solo quello che serve o proporre un punto di vista differente. La parola è qui a Mantova pane per tutti. Ognuno è libero di scegliere, applaudire o dissentire. Si commenta, si condividono le opinioni sugli incontri la mattina dopo ai tavoli della colazione o in piazza Mantegna, tra un aperitivo e un abbraccio. Ognuno porta a casa un pensiero, la leggerezza di una risata. Si coltiva l’empatia.
Festivaletteratura è tra i pochi punti di approdo, al tempo stesso una partenza. Un pubblico attento, numeroso, curioso. Ci si trova immersi in una comunità. Una ricchezza umana che forse potrebbe essere il seme di un oltre a cui aspirare, una formula alchemica. Si sperimenta il nuovo. Il diritto di parola è la parola d’ordine. Ti accorgi subito di chi è chi, di chi fa cosa, di chi è sincero, di chi recita. Non ci sono filtri. Tutto è autentico. Per questo ogni anno sono felice di far parte del coro polifonico di questa magia, sono consapevole che ogni voce è stata scelta per la sua unicità, ma è la dimensione del lavoro collettivo che ne aumenta la forza. “Tu ci sei a Mantova?” è la domanda costante di tutti noi (autori e lettori) a partire dai primi mesi dell’anno. Dirlo è quasi un portafortuna». —