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Fusione riuscita nell’hinterland: la Grande Mantova amplia i confini

La cintura allargata dal Po arriverebbe a toccare il Veneto. E a sud Roncoferraro e Bagnolo restano per ora alla finestra

MANTOVA. La fusione riuscita al secondo tentativo fra San Giorgio e Bigarello non solo farà rientrare il nuovo comune da 11.820 abitanti nella top ten dei municipi mantovani. Allargherà anche i contorni della futura Grande Mantova, dal Po sino ai confini del Veneto. Un capoluogo esteso, che supererebbe i 110mila abitanti e che rilancia le quotazioni anche dei Comuni oggi considerati della seconda cintura: Roncoferraro e Bagnolo San Vito.

Il referendum ha visto una bassa partecipazione, il 20% ...

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MANTOVA. La fusione riuscita al secondo tentativo fra San Giorgio e Bigarello non solo farà rientrare il nuovo comune da 11.820 abitanti nella top ten dei municipi mantovani. Allargherà anche i contorni della futura Grande Mantova, dal Po sino ai confini del Veneto. Un capoluogo esteso, che supererebbe i 110mila abitanti e che rilancia le quotazioni anche dei Comuni oggi considerati della seconda cintura: Roncoferraro e Bagnolo San Vito.

Il referendum ha visto una bassa partecipazione, il 20%, ma una netta scelta da parte di chi si è recato alle urne con il 73% che ha detto sì alla fusione. Nascerà il Comune di San Giorgio Bigarello per l’incorporazione del municipio più piccolo in quello maggiore. Rimarrà quindi in carica il sindaco di San Giorgio, Mauro Morselli mentre è probabile un rimpasto per fare entrare la prima cittadina di Bigarello e un assessore nella giunta del nuovo Comune che dovrebbe nascere da gennaio.

Dalla stessa data dovrebbe finire l’esperienza della Unione fra i due Comuni. L’iter, dopo il voto di domenica, prevede che vengano convocati i due consigli comunali (probabilmente il 18 a Bigarello ed il 24 a San Giorgio) per prendere atto dell’esito del referendum consultivo. A quel punto gli uffici invieranno in Lombardia i risultati e le due delibere comunali affinché il Pirellone dia avvio alla legge che istituirà il nuovo comune. Che nella prossima primavera andrà alle urne per l’elezione diretta del sindaco ed il rinnovo del consiglio comunale. E i due sindaci che hanno fortemente voluto la fusione non si tireranno indietro.


«Mi sembra corretto nei confronti dei cittadini che ci hanno sostenuto ed hanno creduto nel progetto di fusione -dice Barbara Chilesi, primo cittadino uscente di Bigarello - So che ci sarà chi mi attaccherà dicendo che volevo rimanere attaccata alla seggiola. A loro dico che quello del sindaco è un impegno a favore dei cittadini». «Questo referendum l’hanno vinto i cittadini - conferma Morselli - Io ero già disponibile per la mia comunità indipendentemente dall’esito del referendum. Il risultato ci consente di mettere in pratica quanto abbiamo promesso: investimenti, tassazione calmierata, maggiori disponibilità economiche e servizi».

Ma la fusione sarà ostacolo o faciliterà il progetto di Grande Mantova, cioè la fusione fra il capoluogo ed i Comuni della cintura: Porto, Borgo Virgilio, Curtatone e San Giorgio Bigarello? «Noi di Bigarello - spiega la Chilesi - abbiamo sempre pensato che il legame con il capoluogo è un treno che non potevamo perdere. Ma la nostra esperienza dice che le fusioni vanno fatte per gradi».

«La nostra fusione non è mai stata in antitesi con la Grande Mantova - aggiunge Morselli -. Le mie perplessità sono sempre state sulla modalità per arrivarci. Prima del referendum serve fare convenzioni, unire i servizi: dimostrare ai cittadini che stare uniti si può ed è meglio. Altrimenti si rischia uno scivolone».

Infine la fusione San Giorgio Bigarello ostacolerà eventuali collaborazioni con i Comuni dell’area, come Castelbelforte o Castel d’Ario? «No - dice la Chilesi - abbiamo già fatto dei passi importanti e le porte sono sempre aperte». «Con Castelbelforte e Porto - è quanto dice Morselli - c’è in previsione una convenzione per gestire la Polizia locale. E questa andrà avanti».

L’aggregazione a nord di Mantova potrebbe avere un contraccolpo a sud? «Per ora noi stiamo alla finestra - spiega Federico Baruffaldi, sindaco di Roncoferraro, comune che confina con Mantova -. L’attuale proposta di referendum non ci ha coinvolti sin dall’inizio. Ma non nego che con Mantova, con l’assessore Murari, abbiamo avuto interlocuzioni per valutare termini e prospettive di possibili aggregazioni. Al momento non se ne è fatto nulla. Stiamo anche avendo contatti con castel d’Ario e Villimpenta. L’idea è quella di non fare Unioni, ma puntare ad una eventuale fusione fra qualche anno».

Fa un passo in più Manuela Badalotti, sindaco di Bagnolo San Vito. Se Roncoferrro condivide con Mantova i temi del trasporto fluviale, della provinciale Ostigliese, ma anche della frazione condivisa di Castelletto e delle scuole, Bagnolo mette sul piatto il tema del traffico. «Il dialogo con il capoluogo, per noi cintura è importante. Sia sul tema delle infrastrutture, del traffico che dello sviluppo. E non a caso la nostra area di espansione produttiva si chiama Mantova Sud. Io credo che una fusione debba creare un comune ampiamente sopra i 100mila abitanti. Inoltre oggi la proposta referendaria è zoppa, una mezza ciambella a cui manca la fetta orientale. Della Grande Mantova si parla ormai da 20 anni. Siamo disponibili a fare una riflessione, se la proposta diventerà qualcosa di concreto».