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Non fu tentato omicidio: 4 anni e 2 mesi

Rita Vigoni aggredì l’anziana madre in casa. Ma per il giudice non voleva uccidere. La donna condannata per lesioni gravi

QUISTELLO. Fu lei ad aggredire l’anziana madre in casa il 30 ottobre del 2016, ma per i giudici non voleva ucciderla. Rita Vigoni, 50enne di Quistello, è stata condannata a 4 anni e due mesi per lesioni volontarie gravi nei confronti della madre, Marta Agazzani.

Il collegio presieduto da Enzo Rosina, dopo soltanto un’ora di camera di consiglio, ha smontato la tesi dell’accusa sostenuta dal sostituto procuratore Paola Reggiani, che aveva chiesto la condanna a 9 anni di carcere per tentato omic ...

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QUISTELLO. Fu lei ad aggredire l’anziana madre in casa il 30 ottobre del 2016, ma per i giudici non voleva ucciderla. Rita Vigoni, 50enne di Quistello, è stata condannata a 4 anni e due mesi per lesioni volontarie gravi nei confronti della madre, Marta Agazzani.

Il collegio presieduto da Enzo Rosina, dopo soltanto un’ora di camera di consiglio, ha smontato la tesi dell’accusa sostenuta dal sostituto procuratore Paola Reggiani, che aveva chiesto la condanna a 9 anni di carcere per tentato omicidio aggravato. Pur davanti alla caduta dell’ipotesi più grave, il difensore della Vigoni, l’avvocato Filippo Moreschi, non si sente di cantar vittoria.

Nella sua arringa ha posto l’accento sul racconto reso dall’anziana nell’interrogatorio dello scorso giugno, quando aveva sostenuto che non era stata la figlia ad aggredirla, smentendo una prima versione resa poco dopo l’aggressione ai medici che a loro volta l’avevano riferita ai carabinieri.

L’aggressione non aveva avuto testimoni e a chiamare il 118 era stata la stessa figlia. Quando i soccorritori erano arrivati avevano trovato l’anziana donna coperta di sangue e sdraiata sul divano, mentre la figlia vagava per casa in stato confusionale. Il personale sanitario aveva raccontato ai giudici che l’ottantenne aveva due segni sulle tempie come se fosse stata colpita da un martello mentre la figlia aveva dichiarato d’averla ritrovata in quello stato dopo essere tornata dal cimitero di Ostiglia.

Secondo l’accusa l’aggressione sarebbe scaturita dalle difficoltà finanziare della 50enne che, essendo disoccupata (aveva lavorato alla Croce Medica di Quistello per sei anni) era costretta a vivere con la sola pensione della madre. Una spiegazione che non regge, ha precisato Moreschi, visto che proprio la pensione della madre era in quel periodo l’unica fonte di sostentamento della famiglia.

In ogni caso, ha insistito Moreschi, la donna non voleva uccidere: le lesioni erano superficiali, tanto che la vittima non è mai stata in pericolo di vita. Anche il tribunale del Riesame, che aveva disposto la misura cautelare dell’allontamento dalla casa invece del carcere, aveva escluso che ci fosse stato un tentativo di strangolamento.

L’anziana era stato ricoverata all’ospedale di Gonzaga per tre mesi ma, come si legge nella cartella clinica, il trauma facciale riportato nell’aggressione era solo uno fra i tanti problemi di salute della donna, allora 78enne. Le lesioni, ha sostenuto il difensore, non erano gravi.

Moreschi ha chiesto la revoca dell’allontanamento da casa. «Le due donne sono molto legate, hanno un rapporto molto stretto da quando sono state segnate da pesanti lutti familiari. Non sanno stare lontane l’una dall’altra». Su questa richiesta, il tribunale si esprimerà con un’ordinanza separata nei prossimi giorni.