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C’è anche chi vuole restare solo Asolano e Viadanese ancora fermi

Mentre nella Bassa le urne  coinvolgono undici municipi  su 17, nell’area occidentale e nell’Alto Mantovano le ipotesi restano al palo 

Il Mantovano è storicamente terra di piccoli municipi. Piccoli campanili che oggi, in un quadro di riduzione della spesa pubblica, faticano a trovare una loro collocazione. Bilanci ridotti al lumicino, personale carente, impossibilità di fare investimenti e ricambio di dipendenti privano della capacità di manovra sindaci e giunte.

La riduzione del numero dei Comuni è un obiettivo che è stato incentivato da tutti i recenti governi proprio per far uscire le municipalità più piccole dalle secch ...

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Il Mantovano è storicamente terra di piccoli municipi. Piccoli campanili che oggi, in un quadro di riduzione della spesa pubblica, faticano a trovare una loro collocazione. Bilanci ridotti al lumicino, personale carente, impossibilità di fare investimenti e ricambio di dipendenti privano della capacità di manovra sindaci e giunte.

La riduzione del numero dei Comuni è un obiettivo che è stato incentivato da tutti i recenti governi proprio per far uscire le municipalità più piccole dalle secche della stagnazione. La leva principale usata è un contributo straordinario che rimpingua le casse asfittiche per dieci anni. Un tempo sufficiente per rimettere in sesto i Comuni. A questo si aggiungono altri benefit come la possibilità di assumere, l’abolizione del patto di stabilità, la premialità nel partecipare ai bandi.

Visti i vantaggi in termini economici, che significano la possibilità di una minore tassazione e di investimenti in servizi per i cittadini, perché ci sono così tante resistenze ad utilizzare questo sistema?

Le spiegazioni sono tante. A partire, ovviamente dall’attaccamento al proprio “campanile”, ma anche da piccole rivalità locali e dalle volontà dei singoli sindaci. Ecco una panoramica in provincia.

Il Destra Secchia è l’area che ha imboccato con più decisione la strada delle aggregazioni. A monte uno studio complessivo sui 17 Comuni affidato al guru del settore, Maurizio Pellizzer che propose di aggregare facendo un passo alla volta: prima con convenzioni di servizi condivisi (polizia, protezione civile, anagrafe, uffici tecnici ecc). Poi creando Unioni comunali che mettessero in pratica l’idea di una regia unica dell’aggregazione.

I Comuni coinvolti da fusioni sono, finora, 11. I primi che si sono fusi sono stati Sermide e Felonica (per aggregazione) ai quali sono seguiti Revere, Pieve di Coriano e Villa Poma in Borgo Mantovano e Carbonara e Borgofranco, quest’ultima sarà attivata nel 2019. Il prossimo 23 settembre andranno al voto referendario Schivenoglia, Quingentole, San Giacomo delle Segnate e San Giovanni del Dosso. Al giro dei piccoli Comuni, manca solo Magnacavallo che ha desistito da un’aggregazione con Poggio Rusco.

L’altra area frammentata è quella dell’asolano e del Viadanese. L’area che guarda a Cremona, ne condivide in parte la polverizzazione comunale. Ma a parte Bozzolo e Rivarolo (Terre dei Gonzaga), i sindaci guardano più a condivisione dei servizi che ad aggregazioni amministrative. Dotati di piccole aree produttive e di storica indipendenza reciproca risalente ai Gonzaga, i “mini Comuni” della zona preferiscono stare da soli che tentare rischiose fusioni senza certezza dell’esito.

Nell’Alto Mantovano le ipotesi di Unione, fatte e rifatte, non hanno esitato sinora fusioni. L’unico tentativo, abortito è stato quello fra Solferino e Castiglione, sonoramente bocciato dai cittadini. Un’allerta che ha frenato le aggregazioni nell’area. —

FR.R.

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