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Caso di legionella ad Asola, 2 gravi al Poma

Gli ammalati di polmonite salgono ad oltre 250. Prima vittima, una 69enne. Gallera: «Il fenomeno ora è in calo»

ALTO MANTOVANO. Salgono a 40, dei quali 22 nella nostra provincia, i Comuni coinvolti dal diffondersi di casi di polmonite batterica fra Bresciano, Alto Mantovano ed Asolano. E mentre si registra la prima morta per legionella, uno dei batteri che causano la polmonite ( una 69enne di Mezzane di Calvisano), nel Mantovano è confermato il primo malato, sempre di legionella, un 60enne di Asola. Al Poma, infine, restano due persone colpite da polmonite ricoverate in terapia intensiva mentre una te ...

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ALTO MANTOVANO. Salgono a 40, dei quali 22 nella nostra provincia, i Comuni coinvolti dal diffondersi di casi di polmonite batterica fra Bresciano, Alto Mantovano ed Asolano. E mentre si registra la prima morta per legionella, uno dei batteri che causano la polmonite ( una 69enne di Mezzane di Calvisano), nel Mantovano è confermato il primo malato, sempre di legionella, un 60enne di Asola. Al Poma, infine, restano due persone colpite da polmonite ricoverate in terapia intensiva mentre una terza è stata trasferita a Pavia.

Il punto della situazione è stato fatto ieri mattina a Milano dall’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera e nel pomeriggio a Mantova dalla task force dell’Ats mantovana. Gallera ha confermato che i casi di polmoniti, dopo il picco dei giorni scorsi, sono in calo; che fra i batteri che causano la polmonite, la legionella è quella più probabile come causa di questo elevato numero di ricoveri; che infine sono attorno a 250 gli accessi ai diversi pronto soccorso della zona con sintomi di polmonite; 196 persone a ieri restavano ricoverate. Dopo la relazione, Pd e M5s hanno chiesto alla Regione maggiori sforzi di chiarezza per individuare le cause.

Al momento non si esclude alcuna pista. Restano molti punti oscuri. Molto dipenderà da quanto emergerà dall'inchiesta medica eseguita dalla task force che ha intervistato tutti i ricoverati con domande uguali per capire provenienza, stili di vita, contatti, tipo di lavoro, insomma ogni elemento utile per evidenziare eventuali collegamenti con altri pazienti. Alla ricerca di un eventuale filo rosso che leghi i casi. Al momento si punta il dito sul corso del Chiese, perché è il fiume che attraversa i territori interessati. Se i batteri sono nati nel Chiese con il caldo agostano, occorre però spiegare come quell’acqua può essere finita sotto forma di aerosol nei polmoni dei residenti della zona. Stessa cosa nel caso si punti il dito sui fanghi di depurazione sparsi nei campi e che potrebbero essere stati mobilitati dalle bombe d’acqua. Perde consistenza l’ipotesi degli acquedotti infettati, poiché ve ne sono diversi e non collegati fra loro. Inoltre pescano in falde profonde. Se queste risultassero infette, i casi attesi sarebbero migliaia, non centinaia. Per questo si tengono aperte anche altre spiegazioni (eventi meteo eccezionali, frequentazione di ambienti di svago o commerciali) o un evento scatenante a fine agosto visto che l’incubazione è di una settimana circa ed i primi casi noti sono di inizio settembre.

Ad Asola un 60enne è risultato ufficialmente affetto da legionella. Ma si tratta del “ceppo 1”, diverso dagli 11 altri casi noti sinora e potrebbe non essere collegato a questi. Abita in campagna in una zona non servita da acquedotto. A Mantova, in Rianimazione sono invece due persone provenienti da Remedello (Bs). Una terza è stata trasferita a Pavia. Asola resta al momento l’epicentro con 22 ricoverati, dei quali 11 di Asola. Oltre alla morta 69enne, nel Bresciano c’è anche un ragazzo grave, un 29enne che lavora a Castenedolo e che è stato trasferito a Monza. I pazienti non gravi stanno comunque reagendo bene alle cure antibiotiche. —