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Il comitato civico va avanti Palazzi dice no al referendum

Longfils: per la prima volta il processo di fusione è partito dal basso, dalla gente Il sindaco: Comune unico in 3-5 anni con impegni precisi da parte dei consigli



«L’ok alla fusione tra San Giorgio e Bigarello? Per noi nulla cambia. Andiamo avanti con il nostro referendum per la Grande Mantova». Giuliano Longfils, consigliere comunale di Forza Italia e uno dei promotori del comitato civico per il Comune unico con il collega leghista Zera e il capogruppo dei Cinque Stelle Annaloro, plaude all’esito della consultazione popolare che a Bigarello e San Giorgio ha dato l’ok alla fusione.

«Noi procediamo con il nostro percorso di fusione tra Comuni limitrofi ...

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«L’ok alla fusione tra San Giorgio e Bigarello? Per noi nulla cambia. Andiamo avanti con il nostro referendum per la Grande Mantova». Giuliano Longfils, consigliere comunale di Forza Italia e uno dei promotori del comitato civico per il Comune unico con il collega leghista Zera e il capogruppo dei Cinque Stelle Annaloro, plaude all’esito della consultazione popolare che a Bigarello e San Giorgio ha dato l’ok alla fusione.

«Noi procediamo con il nostro percorso di fusione tra Comuni limitrofi alla città - dice Longfils - e San Giorgio, seppur allargato, rimane uno di quelli. L’Italia deve capire che i circa 8.500 Comuni vanno ridotti a 1.500 per tagliare la spesa pubblica e migliorare i servizi erogati ai cittadini. La questione, dunque, non è politica ma amministrativa e ogni fusione che viene avanti non può che incoraggiarci a proseguire nel nostro progetto. Una città di 48mila abitanti non può esistere da sola; noi puntiamo a 110mila abitanti per non perdere sedi di servizi come ci è successo finora con Arpa e Aler, o per vedere fusi la Camera di Commercio e l’Ats oppure aspettare che ci tolgano il provveditorato agli studi. Piccolo non è bello».

La raccolta di firme per ottenere dal consiglio regionale il referendum sulla fusione di Mantova con San Giorgio, Porto mantovano, Curtatone e Borgo Virgilio in un unico Comune che andrà dal Po al confine con il Veneto, sta proseguendo con successo: «Abbiamo superato le 4mila sottoscrizioni - annuncia trionfante Longfils - e per raccogliere le ultime mille abbiamo tempo sino al 10 novembre. Ricordo che possono firmare tutti i residenti in Lombardia». L’esponente di Forza Italia esalta «la prima proposta di Comune unico che parte dal basso, dai cittadini, e non dal vertice. Se aspettiamo che le forze politiche decidano nei consigli comunali non finiremo più. Noi daremo la parola alla gente. Al referendum non c’è un quorum, ma basta che il sì alla fusione vinca in tutti e cinque i Comuni con il 50% più uno dei votanti».

«La fusione tra San Giorgio e Bigarello dice molto su come raggiungere davvero, e non per slogan, l’obiettivo della Grande Mantova». Così il sindaco di Mantova Palazzi commenta l’esito del referendum e annuncia la sua contrarietà alla strada scelta dal comitato civico del capoluogo. Alcuni anni fa la proposta di fondere Bigarello e San Giorgio fu bocciata; se a distanza di qualche tempo è passata, è perché «è stato fatto un serio lavoro amministrativo preparatorio per dimostrare ai cittadini i vantaggi della fusione e portare due amministrazioni distinte ad armonizzarsi gradualmente, con la gestione associata e l’unione». Ecco la strada che il sindaco del capoluogo vuole percorrere.

«Per fare le cose seriamente non bastano gazebo e slogan, ma proposte serie e credibili. Siccome io la Grande Mantova la vorrei davvero e non per fini politici faccio una proposta agli altri sindaci, da far passare nei consigli comunali». Eccola: «Obiettivo condiviso di fusione entro 3-5 anni. Tappe annuali chiare con impegni precisi e precise risorse e condivisione di servizi e piani strategici. Nel 2019 si potrebbe cominciare col piano di governo del territorio, i piani della mobilità, di adattamento climatico e per la qualità dell’aria. Non vogliamo forzature che rischiano di stroncare l’obiettivo finale della fusione». E ammonisce: «È risibile dire che si vuole fare la Grande Mantova per avere 2 milioni di euro in più per qualche anno. Il senso di un’operazione di questa portata si gioca nel rapporto con la Regione, con la sua volontà di dare ai cinque Comuni che si fondono i 100 milioni necessari per l’asse sud, tema neppure minimamente toccato dai referendari nostrani, gli stessi che a San Giorgio non volevano la fusione». —