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La nuova sfida di Montanari: «Rilanciare i negozi di vicinato»

Il presidente di Confcommercio spiega il ruolo dell’associazione per combattere la crisi: «Dobbiamo anticipare i bisogni del consumatore anche cavalcando l’onda tecnologica» 

MANTOVA. Anticipare i bisogni dei consumatori facendo squadra, valorizzando le risorse umane e «quei valori morali che sono l’anima nei negozi di vicinato», cavalcando sì l’onda dell’innovazione ma investendo al contempo nella cosiddetta “shopping experience” vale a dire nel “piacere di fare la spesa”. In un panorama nazionale di stagnazione dei consumi, vendite e marginalità in calo con conseguente morìa dei piccoli negozi, il presidente di Confcommercio Mantova Ercole Montanari indica la s ...

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MANTOVA. Anticipare i bisogni dei consumatori facendo squadra, valorizzando le risorse umane e «quei valori morali che sono l’anima nei negozi di vicinato», cavalcando sì l’onda dell’innovazione ma investendo al contempo nella cosiddetta “shopping experience” vale a dire nel “piacere di fare la spesa”. In un panorama nazionale di stagnazione dei consumi, vendite e marginalità in calo con conseguente morìa dei piccoli negozi, il presidente di Confcommercio Mantova Ercole Montanari indica la strada per il rilancio.

L’invito a “fare squadra” sottende l’importanza delle associazioni, chiamate anche loro a un cambiamento: quale oggi il ruolo Confcommercio?

«Siamo una realtà viva e impegnata su più fronti a tutela della categoria. Abbiamo il compito di porci come punto di riferimento: non solo come portavoce delle imprese del territorio, ma anche come consulenti, ufficio studi, formatori, facilitatori nell’accesso al credito e ai finanziamenti agevolati.Questa la nostra mission e il mio invito è ad associarsi perché da soli non c’è futuro».

I negozi di vicinato continuano a soffrire?

«I dati sulle chiusure/aperture ci dicono che in provincia il settore è abbastanza stabile, ma i bilanci vanno analizzati per non trasmettere un messaggio sbagliato. Le faccio un esempio: se un piccolo centro di mille abitanti resta senza più negozi le conseguenze saranno anche sociali con disagi non da poco per la popolazione anziana. Per questo da anni insisto con la Regione per sostenere queste attività che rappresentano un presidio sociale, creano occupazione, economia e sono un elemento attrattivo per il territorio».

E nel capoluogo: come valuta l’operazione Esselunga?

«Non abbiamo mai nascosto le nostre perplessità. Si tratta dell’ennesima media struttura di vendita che si inserisce in un contesto già saturo, che rischia di impattare negativamente sulla viabilità in una zona già congestionata e avrà un impatto sull’occupazione minimo mentre significativa sarà la concorrenza a danno dei negozi già insediati nella zona. Certo, con questa operazione si risolve però il doppio problema del degrado nell’ex parcheggio Mondadori e dell’offesa che una struttura di quel tipo vicino al gioiello di Palazzo Te avrebbe arrecato. Aggiungo che per il parcheggio in struttura ceduto al Comune auspichiamo tariffe agevolate per gli operatori che lavorano in città».

Oltre alla grande distribuzione, c’è poi la concorrenza on-line...

«Qui l’imprenditore deve giocare le sue carte, ovvero far leva su ciò che manca al web: l’esperienza diretta del prodotto, la relazione umana, la piacevolezza dell’acquisto. Occorre sfruttare questi fattori non replicabili dal web offrendo servizi aggiuntivi, creando quindi una shopping experience positiva che lascerà soddisfatto il cliente. A ciò occorre abbinare una strategia online, utilizzando tutti gli strumenti offerti dal web.».

Quali i “nodi” ancora da risolvere nel mantovano?

«Il territorio sconta un forte isolamento dovuto ad un sistema infrastrutturale assolutamente inadeguato e in condizioni pessime; manca una vision unitaria, occorre una condivisione degli obiettivi tra i diversi enti e istituzioni e manca promozione».

Invece dal governo cosa vi aspettate?

«Occorre ridurre pressione fiscale, burocrazia, recuperare evasione ed elusione fiscale, e soprattutto bloccare gli aumenti Iva. Ci aspettiamo che con la prossima Legge di bilancio, dia seguito agli impegni assunti ai più alti livelli politici per il definitivo blocco degli aumenti Iva previsti. Il provvedimento avrebbe un impatto depressivo sui consumi interni in una fase di evidente rallentamento della crescita del Pil del nostro Paese».

E le chiusure domenicali ?

«Serve equilibrio e ancora una volta si rischia l’improvvisazione senza tener conto delle conseguenze. Meglio un disegno di legge che preveda la totale chiusura degli esercizi nelle più importanti festività civili e religiose e che valga su tutto il territorio nazionale. Ciò consentirà poi di affrontare e risolvere il problema delle aperture domenicali nelle località turistiche ».

Da tempo si parla anche di adeguare gli orari ai nuovi tempi di vita dei consumatori...

«Lo avevamo già suggerito nel 2008: oggi le aperture verticali come 30 anni fa non hanno più senso». —

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