Julio: "Aiuto Lori ma non faccio miracoli"

    di Massimo Biribanti MANTOVA. «Pioveva a dirotto, ma ora dobbiamo andar via e allora Julio ha fatto uscire il sole». Cade così, fra una battuta di Fabrizio Lori e un sorriso del suo amico uruguaiano l'alone di mistero che avvolgeva il nuovo collaboratore dell'Acm. Alla vigilia della trasferta di Padova, al Martelli è il momento delle presentazioni.

    Buongiorno, innanzitutto ci può dire il suo nome?
    «Mi chiamo Julio Otuday e ho 59 anni».

    Cosa fa nella vita?
    «Sono uno scrittore, appassionato di antropologia e del comportamento umano».

    Com'è arrivato all'Acm?
    «Sono un amico di Fabrizio Lori e della sua famiglia, nonché un tifoso di calcio».

    Di quale club?

    «Del Boca Juniors, con cui ho lavorato tre anni. E ora del Mantova. Questo stadio sembra la 'Bombonera', qui bisogna vincere sempre».

    Cosa può fare lei per il Mantova?
    Posso dare una mano dal lato spirituale, emozionale. Nello sport, come nella vita, sono fondamentali la grinta, la voglia di arrivare, la 'fame'. Ognuno di noi ha dentro di sè grandi risorse, che possono aiutare ad andare oltre i nostri limiti apparenti. E' la storia che dice questo».

    In che senso?
    «Un esempio eclatante? Penso alla guerra del Vietnam, a come quel popolo è riuscito a vincere un nemico molto superiore».

    I risultati del Mantova dipendono da questo?
    «I risultati dipendono da giocatori e allenatore. In campo vanno loro e soltanto loro possono vincere o perdere. L'unico essere superiore è Dio, questo sia chiaro».

    Che effetto le fa sentirsi definire 'santone' dalla stampa nazionale?
    «Mi provoca un sorriso. Io mi ritengo un intellettuale e non capisco perché si sia creato tutta questa attenzione attorno a me. Pensate che ieri sono venuti dei giornalisti a bussare a casa mia a Roma. Incredibile».

    Capirà che tutto ciò non è molto consueto.
    «Io invece credo di sì. Il Brasile è la nazionale pentacampione del mondo e lì un 'santone', come lo chiamate voi, c'è sempre stato. Perché non se ne parla?»

    Torniamo a lei e al Mantova. Lori ha raccontato che lei è amico di Messi fin da quando lui era bambino.
    «Sono cose private, preferisco non fare nomi e che eventualmente siano gli altri a parlare di me».

    Che effetto le ha fatto il Mantova?
    «E' un buon gruppo, molto giovane e guidato da un ottimo allenatore. Hanno voglia di arrivare, faranno bene se uniranno le forze come undici operai, con umiltà e tenacia».

    Si è detto che lei toglie il malocchio, che parla di energie positive e negative. E' vero?
    «Io parlo delle energie delle emozioni, che sono importantissime. Tutti siamo aria, terra e fuoco: se manca il fuoco non si va lontano».

    Sarà a Padova a vedere la partita?
    «
    Certo, sono un appassionato di calcio e mi fa piacere dare una mano al mio amico Fabrizio».

    Un pronostico?
    «Se i giocatori saranno uniti e daranno tutto, difficilmente potranno perdere. Bisogna sempre puntare al massimo - conclude sorridendo rivolto a Lori - e qui il massimo è la serie A».

    LA SCELTA DEL MOTIVATORE

    Il presidente Fabrizio Lori, evidentemente, non crede alla svolta del Mantova sul campo con la prima vittoria in campionato con il Grosseto se lunedì, due giorni dopo la partita, alla squadra ha presentato il nuovo collaboratore che, per la sua mise e i suoi compiti, si vocifera da motivatore, è già stato soprannominato il Santone.

    «E' un medico molto bravo», si era limitato a dire il presidente presentandolo ai giocatori e allo staff tecnico, invitando tutti alla massima discrezione. Cosicchè nessuno ha ancora voluto parlare nè delle mansioni nè dell'operato del nuovo collaboratore che si dice sia sudamericano, forse uruguayano, si chiami Julio e abbia avuto in passato collaborazioni con importanti club calcistici europei.

    Tra i tifosi subito si è diffuso un senso di ilarità verso quell'uomo che si presenta al campo vestito di nero con collane e anelli, che dovrebbe fare il pranoterapeuta-motivatore ma che, sempre si dice, parla anche di negatività attorno ai giocatori da scacciare. «Non mi piacciono le facili ironie fatte sul tema, io non ci trovo nulla di strano in quella presenza», aveva commentato subito l'allenatore Serena, confermando che la società, sull'argomento, ha chiesto a tutti il massimo riserbo.

    Va detto che già con Di Carlo in panchina Lori fece sottoporre la squadra all'esame di un sensitivo e a sedute di pranoterapie, tutte con ottimi risultati se si considera come andava il Mantova sul campo allora rispetto ad oggi. Forse Lori non vuol ripetere ciò che fece l'anno scorso quando al capezzale di un Mantova malato alternò ben quattro allenatori.

    Già da tempo, Lori ha voluto un sacerdote vicino alla panchina, a due passi dall'allenatore, per le partite al Martelli: è don Giorgio, il padre spirituale dei biancorossi, gran tifoso e soprannominato Padre ciabatta, legato da profonda amicizia alla famiglia del presidente, che non si perde una partita in casa dei biancorossi.

    Intanto, per cercare di proteggere la concentrazione della squadra in riva al Mincio non si trascura alcun dettaglio. Da ieri, infatti, il campo centrale del Te, dove solitamente i biancorossi si allenano, è stato oscurato su due lati con delle reti di protezione: «Sono i lati dove passano continuamente le auto - dice Serena - gli allenamenti sono sempre aperti al pubblico».

    «Il presidente Lori
    non rilascia dichiarazioni». Così l'ufficio stampa del numero uno del Mantova ha risposto, a chi chiedeva delucidazioni sul motivatore-pranoterapeuta che da lunedì scorso collabora con il club biancorosso per far recuperare alla squadra grinta e fiducia in se stessa dopo il deludente avvio del campionato di Serie B.

    Lori, per caso, è arrabbiato nei confronti dei mass media che hanno parlato di un'santone' giunto alla sua corte? «Assolutamente no - è stata la risposta -. Il presidente non è rimasto toccato da nulla, né dai servizi televisivi né da quelli apparsi sulla carta stampata».

    In mancanza
    di dichiarazioni ufficiali da parte della società biancorossa permane un alone di mistero attorno a questo personaggio sudamericano di cui nemmeno si conoscono le generalità se non il nome di battesimo, Julio. Intanto, la sfortuna non accenna a lasciare il Mantova. Ieri è stato operato al tendine d'Achille il difensore Esposito: l'intervento è riuscito ma dovrà restare assente dai campi da gioco per quattro mesi.
    17 ottobre 2009

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