Marchesi alla Canadiens «Guai ad arrendersi»

Volley B1. L’urlo del team manager in vista della sfida decisiva di Cagliari Guaresi resta al suo posto: «Per salvarci dobbiamo battere paura e nervosismo»

    MANTOVA

    5 dicembre 2011: a Cerese la Canadiens schianta Bergamo in rimonta, con un concreto contributo delle proprie seconde linee, portandosi a centroclassifica, più vicina alla zona playoff che alla retrocessione. Solo due mesi e sette partite più tardi, sei delle quali perdute a fronte dell'unico successo al tie-break con il fanalino Brugherio (due settimane dopo l'impresa compiuta con Bergamo), il Top Team nella zona calda ci è dentro fino al collo.

    A meno sette dalla salvezza, un dato che trova un'assonanza unicamente con le rigide temperature dei giorni scorsi. Se gliel'avessero detto, a coach Guaresi, dopo l'orgogliosa affermazione su Bergamo, avrebbe preso per matto l'autore di quella terribile profezia. O forse no... «Beh, è vero che tutto filò per il meglio quella sera, che la squadra era in crescita e in linea con gli obiettivi della società - afferma il tecnico della Canadiens -, ma io non ero tanto convinto di aver trovato la quadra. Ciò che è accaduto in seguito purtroppo ha confermato i miei timori, sapendo di avere a che fare con atleti psicologicamente fragili e che non hanno nella continuità di rendimento un loro punto di forza. Contro Bergamo Speringo mise a segno 33 punti e non si è più ripetuto su quei livelli. Già allora mancavano certezze. Oggi la squadra è segnata dagli insuccessi e fatica a ritrovarsi, oppressa dalla paura e talvolta dal nervosismo».

    E' un lavoro difficile, sotto l'aspetto psicologico, quello che sta affrontando in questi giorni Gian Antonio Guaresi, che - delusione a parte - domenica sera dopo il derby perso a Cerese con Brescia, si è lasciato scappare un eloquente: «In palestra non ci si diverte più». Eppure la speranza è dura a morire, anche se la sensazione è che l'ultimo treno utile per la salvezza passi dopodomani per il parquet infuocato di Cagliari. «Contro Brescia la squadra ha giocato - prova a pensare in positivo il team manager Marchesi -, non si sono ripetute le figuracce fatte contro Ongina ed Iglesias. Non è bastato giocare due set alla pari e rimontare nel terzo da 10-16. Ma guai ad arrendersi».

    Una cosa è certa: Guaresi resta al suo posto, nonostante sia il primo a sentirsi in discussione. Più di tutti deludono gli opposti, Marino e Speringo, anche se il secondo in fondo era destinato a coprire le spalle al più giovane compagno. In banda il giovane Peslac non sta tenendo fede ai buoni propositi con i quali è giunto da Verona e al centro manca un filo di incisività. Se si aggiunge che l'estroso regista Coscione è troppo fumoso, il quadro è bell'e fatto. Buona la ricezione ma serve che qualcuno metta i palloni per terra.

    Gian Paolo Grossi

    09 febbraio 2012

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