Sincro, la protesta di Kochetova

L’ex allenatrice di Sportmanagement: «Costretta ad andare a Brescia dopo due anni positivi»

    MANTOVA

    In soli due anni è riuscita ad avvicinare al nuoto sincronizzato una sessantina di ragazzine, alcune delle quali hanno già debuttato a livello agonistico con ottimi risultati. Eppure dopo due sole stagioni si è già interrotto il rapporto tra l’allenatrice Yulia Kochetova (un ricco palmares da atleta con la nazionale russa e ottimi risultati pure da tecnico) e Sportmanagement. Alla base, afferma la stessa allenatrice, accordi economici non trovati tra le due parti dopo la richiesta di un ritocco del contratto visto il successo del proprio lavoro. Fin qui niente di straordinario, visto come vanno le cose soprattutto in tempi di vacche magre. Meno comprensibile che la stessa allenatrice non abbia potuto, a quanto racconta, continuare ad allenare alcune delle ‘sue’ ragazze come le hanno chiesto i genitori, che sono pure andati a perorarne la causa dall’assessore Enzo Tonghini, mediatore, pare, senza fortuna.

    «Per poter lavorare su due corsie afferma l’allenatrice - ci hanno chiesto 40mila euro all’anno quando la tariffa è di 20mila, che è pur sempre una cifra altissima. Quindi sono stata costretta ad andare a Brescia dove mi chiedono solo 6mila euro». Ed è nata quindi la Russian synchro school con la quale si allenano anche alcune delle migliori ragazzine mantovane, costrette a faticosi trasferimenti quasi quotidiani per continuare ad allenarsi con il tecnico che le ha cresciute. «Non è possibile che società, per di più nemmeno mantovane, monopolizzino lo sport dell’acqua in questa città - riprende Kochetova -. Dapprima la Pallanuoto Mantova poi il nuoto sincronizzato non hanno avuto più grosse chance per continuare». In effetti, pallanuoto e sincro continuano comunque a essere praticati nell’impianto di via Dugoni, insieme al nuoto stesso e a diverse altre attività collegate all’acqua e non solo. Ma quello che vuole puntualizzare il tecnico russo è, a suo dire, la perdita di identità locale di ogni disciplina: «Una sola società che gestisce oltre 25 impianti alla fine ha solo una squadra di punta di pallanuoto, una di nuoto e una di sincro. Io provengo da una nazione dove sport e cultura si fondono per creare insieme la crescita del paese. In questo modo invece non si tutelano le società sportive locali e nemmeno gli atleti stessi».

    Quanto alla pallanuoto appare in effetti singolare vedere giocare agonisticamente alla Dugoni lo Sportmanagement Verona di serie A2 al posto della Pallanuoto Mantova protagonista anche in serie B.

    La Kochetova, più che con lo Sportmanagement, ce l’ha con il Comune e si appella anche al Coni locale: «Il Comune di Brescia attua una tariffa minima con tutte le associazioni sportive locali, dando la possibilità a tutte di intraprendere un percorso sportivo senza andare alla ricerca degli sponsor per poter stare in piedi. Il Comune non dà soldi ma tutela le società del territorio con un appalto ben attento alle esigenze dello sport cittadino. A Mantova invece si è dato in appalto un grande impianto ad una società monopolista che decide quali sport fare continuare e quali no». (Leb)

    11 febbraio 2012

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