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Anche Laura Negrisoli va all’attacco

L’ex stella castellana: «Promesse non mantenute da federazione e società: una situazione simile l’ho vissuta anch’io»

MANTOVA. «Sono contentissima per Wenling alla quale ho fatto i complimenti. Ma leggere il suo sfogo sul trattamento da parte di Sterilgarda e Fitet mi ha fatto male: una situazione simile l’ho pagata anch’io sulla mia pelle».

Il giorno dopo la polemica aperta dall’italo-cinese azzurra di Castel Goffredo fresca di pass per la terza Olimpiade di tennis tavolo, Laura Negrisoli, una delle mantovane più titolate ora allenatrice-giocatrice alla Sandonatese, solidarizza con l’ex compagna e attacca a sua volta la società castellana e la federazione, individuando essenzialmente un solo responsabile, il presidente Franco Sciannimanico. «Me ne sono andata da Castel Goffredo tre anni fa - racconta - perché non mi sono state riconosciute cose che più volte mi erano state promesse, soprattutto un futuro di tecnico. Con Tan Monfardini e Nikoleta Stefanova formavamo una grande squadra che avrebbe potuto fare di più se ci fosse stata più collaborazione. E invece tutte e tre abbiamo avuto problemi sia a Castel Goffredo che in Nazionale. E anche nel maschile ci sarà un perché Bobocica, il n.1 in Italia, se ne è andato dalla Sterilgarda, la società top». Dopo 20 anni in azzurro, puntualizza Laura, dopo aver dato tanto per questo sport, «credo che mi sarei meritato un riconoscimento per il futuro. E’ difficile tentare di fare dell’altro: è la tua vita, è quello che hai nel sangue». Poi c’è il legame forte con il proprio paese: «Ogni volta che torno in palestra a Castel Goffredo la gente mi adora e io ho ancora tanto rancore dentro, mi viene il magone. Tornerei subito ma non con queste persone. Le mie rivincite sportive me le sono già tolte». La Negrisoli puntava a dare ancora molto come tecnico in azzurro per i giovani: «E invece prendono sempre tecnici stranieri spesso meno titolati quando in Italia ce ne sono a sufficienza». L’ultimo affondo è sul piano tecnico: «Otto anni fa nella stessa palestra di Lussemburgo mi qualificai per Atene anch’io: visto chi ha partecipato con Wenling, la Vivarelli, credo che avrei meritato di più di esserci io».

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