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Paolo Villaggio 36 anni dopo
«Stavolta ho visto chi ha fatto palo»

Italia-Inghilterra 36 anni dopo la tragica rinuncia di Fantozzi. La scena indimenticabile del "Secondo tragico Fantozzi" è stato il tormentone del web alla vigilia della sfida tra azzurri e inglesi. Il ragioniere, nel film del 1976, abbandona "tv e frittatona" perché chiamato dal capo ad assistere alla “Corazzata Potemkin” e si vede costretto a chiedere per strada "Scusi chi ha fatto palo?" ricevendo in cambio un pugno. Paolo Villaggio ha seguito la sfida di Kiev: «Ma solo il primo tempo, per scaramanzia». E stavolta ha visto il palo

È stato il tormentone dello scontro tra Italia e Inghilterra. Trentasei anni dopo l’uscita di un film entrato nell’immaginario collettivo, la celebre battuta del “Secondo tragico Fantozzi”, «Scusi, chi ha fatto palo?», ha conquistato i social network e fatto il giro del web. Ma se nel 1976 il timido ragioniere interpretato da Paolo Villaggio era costretto ad abbandonare tv e frittatona perché chiamato dal capo ad assistere alla proiezione della “Corazzata Potemkin”, domenica l’attore non è mancato all’appuntamento. Del resto il calcio ha sempre accompagnato il suo personaggio-simbolo: «Nel primo film, Fantozzi va a una partita tra scapoli e ammogliati – ricorda – nel terzo va con Filini con gli hooligans scozzesi e sono costretti a ballare e cantare vestiti coi gonnellini...».

Comunque questa volta ce l’ha fatta a vedere la partita, a vedere chi ha fatto palo?

«Gli Europei li sto seguendo, ma a metà. Io sono stato per anni un “guardatore” malato di calcio, adesso vedo il primo tempo e poi basta. Anche domenica è andata così. Poi verso le due-tre di notte ho acceso la tv e ho visto che c’era il 4-2 per l’Italia. Ma non ho partecipato a sommosse, caroselli, fontane, bandiere».

Perché, qualche altra volta ha fatto i caroselli?

«Quando la Sampdoria ha vinto lo scudetto nel 1991 io ero a Calcutta con mia moglie in un albergo di lusso, ho chiamato il portiere e gli ho chiesto di trovare un taxi. L’autista era un sikh, quelli con il turbante, gli ho chiesto un pezzo di carta, una matita rossa e blu e mi sono costruito una bandierina della Samp. Lui non capiva, avrà pensato che fossi malato, sul taxi c’era questo strano turista che urlava “alè, alè, alè”».

Ma lei “lascia” al primo tempo per scaramanzia?

«Io ho sempre paura di perdere, ma è successo che tutte volte che per paura di perdere sono andato a dormire l’Italia ha vinto... Però il calcio ormai mi ha un po’ stufato, c’è una sovraesposizione, c’è una invasione di partite grazie a Sky e alla fine diventa noioso, anche se non perdo mai Barcellona e Real. Per fortuna la Samp, che quest’anno sembrava condannata a restare in B, miracolosamente ce l’ha fatta. Ma senza Vialli e Mancini... Quella era una squadra speciale».

È stato lo scudetto della Samp la sua gioia calcistica più grande?

«No, è stata Madrid, nel 1982, quando l’arbitro Coehlo ha fischiato la fine della partita, forse la gioia più grande della mia vita. Ma mica solo della mia, eh: non ci sono solo io di malato... E poi il 2006. Ma è passata. Però con la Germania temo brutte cose: ma anche in questo caso vedrò solo il primo tempo. Penso che la Spagna vincerà col Portogallo e la Germania con l’Italia: la finale sarà Germania-Spagna, e vedo male anche la Spagna».

Ma questa malattia del calcio è solo italiana?

«Macché, è una malattia mondiale. In Inghilterra l’eliminazione dagli Europei è una specie di lutto nazionale, così è anche in Francia. A me diverte questa specie di sport stupido e diffuso in tutto il mondo».

Lei ha anche giocato?

«Io ho un fratello gemello e si giocava insieme nella promozione alla serie D, la squadra si chiamava Nazionale ligure, ma si giocava con palloni di cuoio pesantissimi in mezzo al fango, io centravanti, lui mezz’ala destra».

E da centravanti chi preferisce nell’attacco dell’Italia?

«Quello dell’Udinese, Di Natale. Adesso c’è la voglia di rilanciare Balotelli, ma il più forte di tutti gli italiani è stato Piola. E poi Boniperti. Oggi il più grande di tutti è Messi».

A questo Europeo l’Italia è arrivata dopo l’ennesimo scandalo. Cosa ne pensa?

«Non sono moralista. Se fossi coinvolto, se mi contattassero, anche io finirei in galera: ma bisognerebbe avere tra i 18 e i 23 anni e avere la possibilità di decidere una partita. La cultura americana ci ha imposto la voglia di possedere, non esistono modi di essere felici se non si è ricchi, ma non lo trovo riprovevole»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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