I 21 GIORNI CHE ODORANO DI LEGGENDA

di STEFANO TAMBURINI Ci voleva tanto, troppo coraggio a pensare di poter arrivare fino a qui. Sono passati ventuno giorni, sei gol e quattro rigori segnati: prima avevamo paura delle ombre, adesso ci...

    di STEFANO TAMBURINI

    di STEFANO TAMBURINI

    Ci voleva tanto, troppo coraggio a pensare di poter arrivare fino a qui. Sono passati ventuno giorni, sei gol e quattro rigori segnati: prima avevamo paura delle ombre, adesso ci giochiamo qualcosa che odora di leggenda e ha il sapore della favola.

    Già, la favola. L’ultima e unica volta che la coppa d’Europa è finita nelle mani di un capitano vestito d’azzurro era il 1968. Molti di noi non c’erano o erano troppo giovani per ricordarsi di Giacinto Facchetti in trionfo. L’uomo non era ancora andato sulla Luna, il governo era presieduto da Aldo Moro e al Quirinale c’era Giuseppe Saragat. Preistoria d’Italia e anche del calcio.

    È vero che abbiamo vinto quattro Mondiali, due dei quali in epoca moderna, ma questa è una coppa stregata per noi. E dal 2000 lo è anche di più, quando – a finale ormai chiusa – a Rotterdam avevano già messo i nastrini con i nostri colori alla coppa ma a tempo scaduto i francesi pareggiarono per poi beffarci nel supplementare.

    Ultime volte che si perdono nei tempi, al contrario dell’altra ultima volta, quella della sfida con gli spagnoli nel girone di qualificazione, appunto 21 giorni fa. Eravamo lì, al debutto, timorosi e impacciati, a chiederci se uno scoglio avrebbe potuto arginare il mare, reduci com’eravamo da una batosta da panico nell’ultimo test con i russi. Il ct Cesare Prandelli era stato costretto a rimangiarsi tutto quel che aveva costruito e a varare un inedito 3-5-2 con Daniele De Rossi centrale di difesa. Più che al risultato eravamo appesi alla figura che avremmo fatto, si facevano già i conti sulle altre due partite del girone. Poi è accaduto che contro quella Spagna non abbiamo sfigurato, abbiamo segnato per primi con Totò Di Natale ed è stato, quello, l’unico gol subito da Iker Casillas. Così abbiamo fatto un po’ di paura agli spagnoli, che hanno pareggiato e capito – loro prima di noi – che era nata un’altra Italia del calcio.

    Quella del mondo reale – quella che stasera si farà venire il batticuore davanti a tv e maxischermi – è la stessa di sempre, con i soliti guai e le solite paure. Ma è tornata a voler bene a questa squadra che ci ha regalato gli inchini degli inglesi e quelli dei tedeschi dopo partite stravinte dispensando spettacolo e gol da fuochi d’artificio come il secondo di Mario Balotelli alla Germania.

    Vamos Italia, comunque vada nulla sarà come prima.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    01 luglio 2012

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