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Mantova calcio, Ciccio: «Resto, ma serve un progetto» 

Graziani ripercorre la stagione terminata con la salvezza. Il futuro: «Mantova merita tanto, non si può navigare a vista»

MANTOVA . Sono passati dieci giorni dalla vittoria con il Sudtirol che ha significato salvezza per il Mantova ma il futuro, per il momento, resta avvolto nel mistero. Anche mister Gabriele Graziani, in possesso di un contratto per la prossima stagione, rimane in attesa.
Graziani, riviviamo questa avventura dall'inizio...
«Quando fui chiamato alla guida della squadra da una parte fui sorpreso, dall’altra una piccola speranza la coltivavo. Premesso che quando viene esonerato un allenatore (nel caso Luca Prina, ndr) è una sconfitta per tutti, essendo stato il vice avevo il vantaggio rispetto ad altri di conoscere dall'interno la situazione».


Come fu l'impatto?
«Quando accettai avevo un pizzico di tensione nel mettermi in gioco. In tanti mi sconsigliarono, dicendomi che avevo tutto da perdere guidando un Mantova ultimo. E ammetto che percepii anche molto scetticismo da parte della gente. Alla fine però prevalse l’istinto e la voglia di provarci». Ha incontrato difficoltà nel passare dalla gestione dei ragazzi a professionisti adulti? «Devo riconoscere alla nuova proprietà di avere potenziato la rosa numericamente e tecnicamente. Ed anche dal punto di vista umano si sono rivelati tutti ragazzi intelligenti, che hanno sempre lavorato sodo accettando talvolta delle scelte che li escludevano dalla formazione titolare. Non ho grandi segreti: ho cercato di essere me stesso, di farli parlare il più possibile ed ascoltarli. Se sei sincero ti seguono, se bleffi perdi fiducia e credibilità».


Mai pensato di non potercela fare?
«Mai e sempre. Salvare il Mantova era la mia ossessione e chiedo scusa alla mia famiglia che mi ha sopportato in questi mesi. Mai perché vedevo i ragazzi lavorare bene e dare tutto, sempre perché temevo che la lunga rincorsa da dicembre 2016 ci potesse aver tolto energie fisiche e mentali».
E dopo Modena?
«Mi resta ancora difficile capire se quella prestazione negativa sia stata frutto delle vicende societarie o di un calo collettivo preventivabile. Una cosa posso dirla: temevo molto che ai playout la fatica della rimonta si facesse sentire».
Adesso...?
«Da quando è finito il campionato con il presidente De Sanctis non mi sono più sentito. L'ho fatto perché sapevo che aveva delle questioni importanti da risolvere. Anche perché prima della fine del campionato ci eravamo già parlati, trovando un'intesa di massima sul progetto da portare avanti insieme».


Dica la verità: nessuna offerta da altri club?
«Io richieste ufficiali non ne ho ricevute. Il Renate? Non ne so nulla, magari si sono solo informati sulla mia posizione».
E qualora ci fossero delle proposte concrete, mister Graziani cosa farebbe?
«La mia priorità è il Mantova. Mi piacerebbe far parte di un progetto tendente a riportare la squadra nelle categorie che le competono. Mi andrebbe bene anche una stagione di transizione, con obiettivo salvezza, a patto che poi si guardi avanti. La cosa che farei fatica ad accettare sarebbe il navigare a vista: sono troppi anni che Mantova vive questa situazione e, amando questi colori, dico che è giunto il momento di cambiare rotta».
Alberto Sogliani

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