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Conti: «Il Mantova può arrivare in fondo e noi vogliamo farcela»

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Conti: «Il Mantova può arrivare in fondo e noi vogliamo farcela»

Il difensore tornato titolare dopo le difficoltà di inizio torneo «Non è una rivincita, la realtà è che siamo tutti all’altezza»

MANTOVA. Giovanni Conti, 34enne difensore centrale nativo di Benevento, è insieme a mister Cioffi, al suo staff e ai compagni Baldinini, Felici, Lombardo, Moi e Ricci, uno di quelli che hanno vissuto dall'inizio l'avventura del nuovo Mantova. Dal mini-ritiro di Cagli, con una sacca di palloni usati e non sempre perfetti, attrezzi e materiale di fortuna, con un progetto ancora in via di definizione. La sua lunga milizia in serie D con le maglie di Torrecuso, Isola Liri e Picerno, gli valse la chiamata del tecnico per formare l'organico del Mantova che stava per nascere. Allenamento dopo allenamento, Conti si è poi ritagliato uno spazio nella rosa per la stagione 2017-18, all'inizio anche con la maglia da titolare.

Conti, da agosto in poi sono stati mesi intensi, per lei e per il Mantova...

«In un certo senso la chiamata del mister è stata una sorpresa, ma certamente mi ha fatto enorme piacere. Sapevo che c'era da ripartire da zero, che ci sarebbero state difficoltà, ma mi sono sempre fidato delle parole del tecnico e della società. Il fatto di essere rimasto è certamente una soddisfazione».

Una buona Coppa Italia, poi tre sconfitte iniziali in campionato.

«Con le quali persi la maglia da titolare. Gioco a calcio da una vita e so come funziona: evidentemente io e qualche altro compagno non avevamo dimostrato di essere in forma o abbiamo commesso degli errori e sportivamente lo abbiamo pagato. Rientra nelle regole del gioco».

Si è mai sentito bersagliato in modo particolare dalla critica?

«Con l'esperienza ho imparato che nel calcio si vince o si perde in 11, non si può dare il merito o addossare la colpa a un singolo. Perciò ho accettato senza problemi. All'inizio la squadra era incompleta, con giocatori non al meglio. Quando tutti sono cresciuti ha dimostrato sul campo il proprio valore».

E anche lei si è preso la sua piccola rivincita, riguadagnando la maglia.

«Non parlerei di rivincita. Ho continuato ad allenarmi al meglio delle mie possibilità per farmi trovare pronto alla chiamata del mister nel momento del bisogno. Non credo che nel Mantova, in ogni reparto, ci siano fuoriclasse: semmai tutti giocatori in grado di dare il proprio contributo in caso di necessità».

Una lunga rincorsa frenata a Campodarsego: dove può arrivare questo Mantova?

«Domenica scorsa abbiamo perso una gara che avremmo anche potuto vincere, pagando episodi negativi. Vincere non è mai facile per nessuno, però se la nostra squadra è al completo e può disporre di tutti i ricambi se la può giocare fino in fondo con le altre. Noi vogliamo provarci».

Che idea si è fatto di Mantova e dei suoi tifosi?

«Nella città mi sono trovato subito benissimo. È normale che i tifosi, quando si perdono tre gare di fila, si facciano sentire: succede ovunque nelle grandi piazze. Ma sono anche la spinta in più che abbiamo per trasformare il Martelli nel nostro fortino».

Alberto Sogliani
 

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