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Marangon, il genio ribelle che preferisce il Polesine alla A

MANTOVA. C'è gente che sogna fin da ragazzo di entrare nel professionismo e chi, come Giacomo Marangon, sceglie la quiete del suo Polesine rinunciando a proposte di club prestigiosi. Giacomo...

MANTOVA. C'è gente che sogna fin da ragazzo di entrare nel professionismo e chi, come Giacomo Marangon, sceglie la quiete del suo Polesine rinunciando a proposte di club prestigiosi. Giacomo Marangon è una seconda punta dell'Adriese prossima avversaria del Mantova, classe 1992, che ha sempre preferito il calcio dilettantistico alle platee importanti. Un Cincinnato dei giorni nostri, che ha vissuto il calcio come pura passione mettendo davanti alle prospettive di carriera una serata dopo la partita al bar con gli amici. Nato e cresciuto a Porto Tolle, fin da ragazzino aveva mostrato un talento fuori dal comune: sostenendo provini con squadre come Inter e Juventus. Per l'Inter, che è la sua squadra del cuore, fu sul punto di vacillare, mentre per la Juventus si mosse addirittura Gianluca Pessotto, che arrivò a offrire al ragazzo il trasferimento alla Primavera e un lavoro con vitto e alloggio alla sua famiglia. Niente da fare, no grazie, le valli del Delta sono la sua terra: «Non mi sento ancora pronto» fu la sua risposta. E giù gol a grappoli con la maglia del Porto Tolle. In verità un trasferimento in carriera lo ebbe: Dino Gotti, all'epoca vice allenatore della Triestina, suo compaesano, lo convinse ad aggregarsi al ritiro con gli alabardati in C. Rimase una decina di giorni e, complice un malanno alla caviglia, tornò indietro: disse che andava a curarsi a casa, in realtà non lo videro più a Trieste. E anche quando venne convocato per uno stage con la Nazionale di categoria ci andò malvolentieri. Giacomo Marangon toccò il professionismo con il Porto Tolle solo nel 2013-14 (C2) affrontando anche il Mantova: poi si spostò solo di pochi chilometri, all'Adriese, dove in tre anni ha realizzato 39 gol (in questa stagione già 4). A 25 anni magari ripensa a quelle occasioni perdute: qualcuno lo definisce un po' schivo, non ha nemmeno la patente di guida. Sarà, ma leggere di questi personaggi ogni tanto riconcilia con lo sport.

Alberto Sogliani

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