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«La serie C? Dura, ma io ci credo ancora»

Raggio Garibaldi si è inserito alla grande: «L’entusiasmo c’è, in questa piazza basta poco per riaccendere la passione»

MANTOVA. Questione di cuore. Il figliol prodigo Silvano Raggio Garibaldi appare sulla strada intrapresa da alcune bandiere del calcio biancorosso. La mossa che l'ha riportato a Mantova lo testimonia e - apprezzata - non è sfuggita a quegli sportivi che passano al setaccio le vicende di viale Te.

Che Mantova ha ritrovato 7 mesi dopo il suo arrivederci alla maglia biancorossa?

«Un gruppo affiatato e di qualità. Le sensazioni ricavate qualche settimana dopo il mio ritorno sono positive. C’è entusiasmo. E anche sul fronte societario i presupposti per far bene non mancano».

Però ci ritroviamo tra i dilettanti.

«Non fa niente, inutile tornare a pensare a ciò che è accaduto la scorsa estate. Credo che i tifosi sappiano come rialzarsi anche dinanzi all’ennesima delusione. Questa è una piazza in cui basta davvero poco perché si riaccenda la scintilla della passione».



Sette punti di ritardo e tre squadre davanti. È legittimo credere nella prima posizione?

«Resto convinto che si possa far bene. Se possa bastare a vincere il girone penso che non dipenda solo dal Mantova. Ma so che io e i miei compagni ce la metteremo tutta, ci fosse anche solo un briciolo di speranza di giocarsi il primato».

Dopo qualche settimana vuole dire agli sportivi mantovani in modo più preciso come si è concretizzato il suo ritorno dopo l'esperienza alla Lavagnese?

«È noto che quando il Mantova ripartì da zero ero uno dei papabili ma poi l'accordo non andò in porto. Non me l'ero presa; anzi, mi ero reso conto della necessità di dover staccare e smaltire le scorie. Nonostante ciò ero rimasto in contatto col club, si è trattato di un'opportunità per conoscerci reciprocamente. Sapevo che la porta per tornare a Mantova era ancora aperta. A fine novembre col ds D’Agnelli ci siamo risentiti e in men che non si dica è stata realizzata la volontà di entrambi».

Insomma, ha sedotto la Lavagnese che gioca a due passi da casa e poi l’ha abbandonata?

«Non direi. È solo che a Lavagna si gioca un calcio...diciamo, un po' troppo provinciale (sorride, ndr) rispetto alle mie abitudini, che pure sono umili. A livello personale ho avvertito la necessità di un possibile rilancio».

Mister Cioffi ha capito subito di che pasta è fatto?

«È un grande motivatore e sa lavorare bene a livello tattico, anche se poi io ho il dovere di dare il meglio ovunque mi mettano. Agli sportivi a volte sfuggono alcune sfumature, c per esempio in campo ci si dispone anche in funzione degli avversari e delle necessità. In generale ho trovato una squadra coesa e concentrata».

Ci descriva i suoi compagni.

«Ci sono giovani smaniosi di approdare tra i professionisti ed altri più esperti che non hanno smesso di credere di poterci arrivare o tornare».

A Castel d'Ario, scaramucce a parte, ha trovato anche il gol...

«E non si ha idea di quanta voglia abbia di metterne a segno uno in campionato».

Al 2018 cosa chiede?

«Di non avere rimpianti, di ricavare il meglio che si può dall'impegno quotidiano sul campo. Certo, riportare il Mantova nella categoria in cui l'ho lasciato la scorsa primavera sarebbe un gran bel colpo».

Gian Paolo Grossi
 

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