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Di Carlo: «Dai Mantova, credici»

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Calcio serie D

Di Carlo: «Dai Mantova, credici»

L’ex e la rimonta del 2004: «Dopo il ko di Bolzano svolta nello spogliatoio e a Belluno»

MANTOVA. Il Mantova, dopo la mazzata di Verona, tornerà in campo domani 14 gennaio al Martelli contro il Cjarlins Muzane per cercare di riprendere a vincere e di iniziare una rimonta che sulla carta appare quasi impossibile. I distacchi abissali da Virtus Verona (10 punti), Campodarsego (9) e Arzignano (8), con 16 gare da giocare, rendono oggettivamente arduo immaginare un aggancio alla vetta. Nel calcio però «tutto è possibile», come ricorda un certo Mimmo Di Carlo, che nella stagione 2003-2004 compì a Mantova un’impresa simile, rimontando nel girone di ritorno 8 punti alle battistrada dell’epoca (Sudtirol e Valenzana) e 6 ad altre due formazioni (Cremonese e Pro Sesto) che precedevano il suo Mantova in classifica.

È vero che quell’Acm aveva una gara da recuperare (finì 2-0 contro la Biellese), ma è anche vero che vinse il campionato con due giornate d’anticipo. «Fu una cavalcata stupenda - ricorda Di Carlo -. Chiudemmo l’andata con uno 0-0 in casa contro la Valenzana, dopo aver perso male (2-0, ndr) prima di Natale a Bolzano col Sudtirol capolista. Ma poi arrivò la vittoria di Belluno, con un gol allo scadere di Pupita peraltro viziato da un fallo di mano di Zalla: quella fu la svolta».

Di Carlo spiega allora come nacque nello spogliatoio quella rimonta: «Dopo il ko di Bolzano ci parlammo: eravamo staccati ma bisognava crederci, lavorare sodo tutti insieme e dare il massimo ogni domenica, per non avere poi rimpianti a fine stagione. Dissi ai ragazzi che chi era davanti aveva dei vantaggi, ma che noi arrivando da dietro avremmo avuto una fame superiore dopo aver mangiato tanta negatività. Il gruppo era molto compatto, mi credette e mi seguì. Ma fu la vittoria di Belluno (2-1, ndr) a far scattare la scintilla. Ci diede forza e fiducia per cominciare a correre».

Una svolta arrivò anche dal mercato: «La qualità di Arioli ci permise di cambiare modulo e passare al 4-3-1-2, la fame di Pellegrini fu fondamentale nello spogliatoio. La società ci sostenne e per me fu molto importante Magalini. Ma la squadra era già ottima, aveva soltanto bisogno di trovare il suo equilbrio e di scrollarsi di dosso la tensione».

Il Mantova di oggi si trova in condizioni di classifica ancor più difficili, ma Di Carlo invita a non mollare: «Bisogna pensare a una gara per volta e, quando sarà possibile, puntare innanzitutto la squadra più vicina. Un passo alla volta, il tempo per recuperare c’è, anche se è chiaro che noi dobbiamo vincere ma serve anche che gli altri sbaglino qualcosa. L’importante è lavorare duro in settimana, mettercela tutta e non lasciarsi schiacciare dalla pressione. È dura anche perché il Mantova, col blasone che ha, in D è come la Juve: anche se è quarto tutti vogliono batterlo. È il peso che bisogna portare in una piazza così bella».

Una piazza che secondo Di Carlo meriterebbe bel altro: «Il Mantova dovrebbe primeggiare in C o fare la B: quello è il target di un pubblico del genere. Ma ora la realtà è questa - conclude l’ex tecnico biancorosso - e allora l’obiettivo dev’essere quello di tornare fra i professionisti. La serie D non può diventare un’abitudine, questo è certo».
 

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