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Calcio serie D. L'amministratore delegato Penta: «La mia verità sul Mantova»

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Calcio serie D. L'amministratore delegato Penta: «La mia verità sul Mantova»

«La rivoluzione di mercato scotto necessario, nessuno più forte di noi. Aspettiamo le idi di marzo e non molliamo niente. La società ha i mezzi per il ripescaggio»

MANTOVA. «Fiducia» nel futuro del Mantova, in campo e fuori, «orgoglio» per il progetto costruito «e di cui risponderò in prima persona a maggio»; «certezza» che la società «non è in vendita» e «che ha i mezzi per ambire alla C». Questo e tanto altro dice l’amministratore delegato Nicola Penta in un’intervista a 360 gradi sulla sua avventura in biancorosso.

A gennaio il Mantova si trova a 11 lunghezze dalla vetta: cosa non ha funzionato?

«Siamo una squadra nuova, in costruzione e che dunque fa errori. Paghiamo l’handicap iniziale delle prime tre partite, che ci porteremo fino alla fine e altri episodi».

L’handicap però era stato quasi azzerato: poi c’è stata la rivoluzione di mercato e la squadra è tornata a perdere terreno. La rifarebbe?

«Sì, la rifarei, era uno scotto da pagare per potenziare la squadra. Il gruppo si sta riformando alla svelta, non siamo stati fortunati nel momento più delicato. Ci serviva un pizzico di fortuna e invece è accaduto il contrario, con l’aggiunta di alcune decisioni arbitrali penalizzanti e delle assenze».

Ma non si poteva potenziare la squadra cambiando meno?

«Sì, avremmo potuto farlo. Ma lì entra in gioco la prospettiva. Abbiamo preso giocatori che, se un domani dovessimo finire in un altro campionato, sarebbero pronti. Cito su tutti Aldrovandi, un difensore classe ’94 di grande valore e Saporetti, un giovane fortissimo che vedrete presto fare la differenza».

Resta il fatto che la classifica ora è quella che è. Che bilancio fa di questi primi mesi?

«Sono molto orgoglioso, perché sul piano del gioco nessuno ci ha mai messo sotto, a parte l’Arzignano nei primi 20’. Siamo forti, stiamo pagando le assenze e alcuni episodi. Ma non cambierei la mia squadra con altre».

Vuol dire che le rivali sono modeste?

«No, anzi. Il girone C è il più forte in assoluto. Quasi ogni squadra ha individualità eccellenti, giocatori da segnalare in C o in B. I primi nomi che mi vengono in mente? Maldonado, Madiotto, Maccan... Ma ce ne sono tanti e negli altri gironi non è così. Però di squadre che hanno gioco vedo solo l’Arzignano».

C’è anche qualche elemento del Mantova che sarebbe pronto per categorie superiori?

«Cito per tutti Palma, che ha enormi potenzialità, ma potrei elencarne altri. Non voglio però far figli e figliastri».

Domenica è andato via prima della fine e per alcuni giorni ha preferito tacere: perché?

«Certi errori non li sopporto, ero molto arrabbiato. Purtroppo, in alcuni casi paghiamo la giovane età di ottimi ragazzi che stanno crescendo, come Camara e Lazarevs. In altri ci sono cali di concentrazione da eliminare. Non è possibile aver perso 5 punti in due gare col Cjarlins... Ma vorrei ricordare anche che avevamo fuori Aldrovandi e Bertozzini, i difensori titolari. Da domenica saremo quasi al completo e le cose miglioreranno. E quando Guazzo entrerà in forma ne vedremo delle belle».

A proposito di assenze e infortuni: forse si è pagato qualcosa a una preparazione “spinta” per recuperare terreno?

«Partendo tardi qualcosa abbiamo pagato anche sotto questo profilo. Ma era inevitabile».

A cosa deve puntare adesso il Mantova?

«A vincere a Montebelluna e basta. Non possiamo guardare le squadre che sono davanti, dobbiamo pensare solo a giocare ogni gara come una finale».

Crede ancora alla vetta?

«Io non mi arrendo mai. Tornando poi alla preparazione, noi ne abbiamo una da professionisti, che ci farà correre fino alla fine. Aspettiamo le “idi di marzo”, poi vedremo quanti reggeranno il nostro passo».

Chiudiamo col fronte societario: il futuro prevede una cessione, nuovi soci o cosa?

«Il Mantova non è in vendita e nessuno ci ha fatto proposte serie. Il club ora ha un valore, una struttura solida, una rosa con giocatori di prospettiva e un vivaio da cui stanno uscendo ragazzi forti, che presto esordiranno in prima squadra».

Quindi cosa bisogna attendersi?

«Se qualcuno è interessato a collaborare con noi, ben venga. Ma non abbiamo problemi di mezzi: per il ripescaggio in C, ad esempio, basterebbero Di Tanno o Maraniello. Lo stesso Di Tanno ha detto: cederemmo solo a un magnate. Se qualcuno ha un’azienda con 500 milioni di fatturato venga pure a parlarci. Altrimenti andremo avanti noi: i soci sono contenti e a fine stagione io risponderò dei risultati del progetto e di tutte le persone scelte personalmente».
 

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