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Cioffi: Mantova, solo uniti si va ai playoff

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Cioffi: Mantova, solo uniti si va ai playoff

«Il mio sfogo per proteggere i ragazzi: c’è bisogno di serenità. Siamo il Real per blasone ma non possiamo sempre vincere»

MANTOVA. «Stare tutti uniti e non mollare fino a maggio: poi tireremo le somme». È questo il messaggio che, a 48 ore dallo 0-0 di Legnago, a cui sono seguiti i fischi dei tifosi e il suo sfogo post partita, Renato Cioffi invia alla piazza in un’intervista che affronta tutti i temi caldi del momento.

Mister, lei ha detto a Legnago che il Mantova non è il Real Madrid: ha riflettuto sul fatto che in serie D invece dovrebbe proprio esserlo?

«Sì, ho capito che le mie parole non sono state interpretate come io speravo. Sono conscio che il blasone del club non c’entra nulla con la D e ci mancherebbe altro. Io volevo soltanto dire che non siamo una squadra in grado di vincere 5-0 tutte le partite. Siamo una buona squadra, forte per la categoria, ma dobbiamo battagliare tutte le domeniche e ci può stare di pareggiare a Legnago. Tutto qui».

Il fatto è che, nelle sue poche apparizioni in D, il Mantova ha sempre fatto molto meglio di così...

«Lo so, ma i paragoni sono sempre ardui. Nel 2010, ad esempio, mi risulta che la situazione fosse diversa: si ripartì da 4-5 elementi che restarono dalla serie B e con investimenti di altra caratura. La nostra storia è diversa, ma stiamo davvero dando tutti il massimo per arrivare il più in alto possibile».

Lei dunque ribadisce che è sbagliato criticare questo Mantova?

«Non dico che sia sbagliato. Anzi, capisco che la gente sia stufa, che da anni sopporta risultati non eccezionali e che vorrebbe la sua squadra in un campionato ben diverso. Ma ora siamo in D e la situazione è quella che è, bisogna capirlo».

E dunque cosa chiede alla tifoseria?

«Chiedo di prendere atto della realtà attuale: mancano dieci partite alla fine e dobbiamo puntare a chiudere il campionato in zona playoff, per poi provare a vincere gli spareggi. Se restiamo uniti ce la facciamo, se comincia un tiro al bersaglio sulla squadra rischiamo di non farcela. Il mio intento è proteggere i ragazzi, che hanno ampiamente dimostrato in questa stagione di esprimersi al meglio soltanto quando riescono a lavorare in serenità».

Torniamo per un attimo a Legnago: cosa non ha funzionato?

«Non siamo riusciti a fare gol. Ma nel primo tempo abbiamo giocato solo noi e nella ripresa siamo partiti benissimo, salvo rischiare qualcosa di troppo nel finale per errori nostri, non certo per azioni costruite dagli avversari. E questo nonostante l’assenza di Guazzo, l’infortunio di Riccò, un Suriano reduce da settimane di stop, Correa che continua a giocare infiltrato... Non sono alibi, ma cose di cui tenere conto nei giudizi. I ragazzi hanno dato tutto ciò che avevano, non siamo riusciti a vincere ma nel calcio può succedere».

Da due gare il Mantova non segna: la cosa la preoccupa?

«No, perché abbiamo creato tante occasioni da rete, sia contro il Delta e sia a Legnago. Meritavamo molto più di un punto e chi ha visto le partite lo sa».

Se dovesse spiegare perché il Mantova a metà febbraio è a 13 punti dalla capolista, cosa direbbe?

«Che abbiamo perso troppi treni importanti. Solo ricordando i più recenti, il ko di Verona, il pari col Cjarlins e il ko col Porto Tolle. In queste gare avremmo potuto fare 9 punti anziché uno: ma è un’annata così, ce ne capita una dietro l’altra. E allora vuol dire che dobbiamo dare il 110% anziché il 100%, perché non basta. Lo faremo domenica contro il Calvi Noale e chiedo ai tifosi di farlo con noi, come sempre».
 

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