Quotidiani locali

Mantova, senti Correa: «Rimarrei qui volentieri»

Il capitano: «Amo questi tifosi e la città, mi piacerebbe giocare ancora»

MANTOVA. Lucas Belmonte Correa, capitano vero, ha siglato il gol più bello del Mantova negli ultimi 12 anni, secondo solo al cabezon di Caridi al Torino, è suo perchè solo chi ha il genio nel Dna può pennellare un tiro da 40 metri che si spegne all’incrocio della porta del Noale, con il buon 44enne Fortin che va a raccoglierlo senza fiatare, sovrastato da tanto splendore. Lucas Correa non è a Mantova per caso, e forse nemmeno per poco anche se l’Argentina, la sua gente e i suoi colori gli battono all’unisono dal cuore. Attimo dopo attimo...

Capitano, il sogno è svanito. Basteranno i playoff?

«Da tanto dico che la vetta è troppo lontana e che dobbiamo guardare esclusivamente ai playoff, noi dobbiamo pensare a giocare sempre al massimo. Nessuna ci ha sovrastato, poi ai playoff può capitare di tutto. Lo sapete anche voi».

La caviglia le fa ancora male? Anche adesso appare grande come una pesca. Ma come fa a resistere alla domenica?

«L’adrenalina della partita e le iniezioni mi impediscono di pensare al fastidio; durante la settimana dovrei riposare il più possibile ma non sono ancora un pensionato e, con cautela, devo pur muovermi e fare allenamento».

A proposito di pensione, l’anno prossimo le andrebbe di rimanere da queste parti o pensa già a smettere?

«Resterei con piacere, sto benissimo qui. È vero che non sono vicino alle mie figlie ma le scelte professionali a volte ti portano lontano da chi si ama. Del resto, le mie due principesse sono sempre nel cuore e a Rosario ci pensa la mia famiglia a seguirle sempre».

Dando quindi per buono un altro suo anno al Mantova a fine carriera cosa vorrebbe fare? Resterà in Italia?

«Questo non lo so ancora, mi piacerebbe fare l’allenatore o il dirigente di una società, principalmente impegnato a scoprire nuovi giocatori. So che non è semplice realizzare il progetto ma mi piacerebbe».

Su Facebook spesso spunta sua madre, Aracoeli; è davvero appassionata di calcio?

«Certo, ed è la persona che conosco che per prima ha considerato Leo Messi un fuoriclasse. Quando lui cominciava ad allenarsi al campo di Rosario con il Newell’s lei voleva che andassi là due ore prima dell’allenamento del Rosario Central, la mia squadra, perchè voleva che guardassi e imparassi tutte le sue giocate. Mi adora, mi riempie di consigli ancor’oggi che, a dire il vero, ho la maggiore età. Ma la adoro, naturalmente».

Ricorda il gol a Noale? Lo sognamo ancora, di notte...

«Grazie per il complimento, fu un gol importante perchè ci permise di chiudere sul 2-0 il primo tempo e ci diede la serenità giusta per portare a casa una vittoria molto importante in un periodo nel quale stavamo riprendendo il cammino. È stato un momento dei più belli di questa stagione».

Che era iniziata male, si parlava d’un suo addio dopo Toano. Non fu così...

«Una delle cose che più amo di questa esperienza mantovana è la fiducia di tutti, venivo da una stagione sofferta e i primi tempi furono davvero molto complicati. È anche per quello che voglio bene a tutti i ragazzi che stanno giocando con me, sotto l’aspetto della compattezza questo gruppo è davvero grande e merita molto di più della serie D».

Calcio cinico e spietato. E alla gente che sogna di lasciare per sempre la D cosa dice?

«Una garanzia sola posso darla anche a nome di tutti i miei compagni: che onoreremo il campionato tenendo il più in alto possibile la bandiera del Mantova, questa maglia è la nostra seconda pelle. Mantova è una piazza che merita realmente la serie B, ci accorgiamo di essere amati dai ragazzi della curva anche in quelle circostanze che possono destare amarezza come a Legnago. Il tifo non è mai indifferenza, quella sì che uccide l’entusiasmo. I giocatori, i dirigenti passano; i tifosi no, noi dobbiamo ringraziare sempre questa gente per quello che ci dà».



TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro