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Mantova, ecco perché la C a tutti i costi conviene

Un’altra stagione nei dilettanti costerebbe quanto una fra i professionisti, anche se raggiunta attraverso il ripescaggio

MANTOVA. Se in campo l’obiettivo resta quello di provare a vincere tutte le partite e arrivare il più in alto possibile, fuori dal terreno di gioco ciò che il Mantova deve fare è cercare di consolidare il più possibile la società per non farsi trovare impreparato in caso di possibilità di vincere questo campionato utilizzando la scorciatoia del ripescaggio. La prossima assemblea di Viale Te si terrà entro il 20 marzo e avrà all’ordine del giorno l’aumento di capitale e l’ingresso di alcuni nuovi soci minoritari. L’intenzione è però di trovarne anche altri, magari di peso e i contatti in tal senso sono sempre all’ordine del giorno anche se nessuno ha mai affisso il cartello “in vendita” fuori dalla sede.

Sta di fatto che da qui in avanti bisogna cominciare a immaginare il domani. Un domani che - ammesso che non si vinca il campionato - può avere due strade: fare un altro anno di serie D, partendo stavolta per vincere a tutti i costi oppure puntare al ripescaggio. La seconda scelta è senza dubbio la più adeguata alle esigenze della piazza, ma per assurdo - conti alla mano - anche la più conveniente sul piano finanziario.

Ripartire dalla serie D, infatti, significherebbe predisporre un budget almeno identico a quello di quest’anno, che alla fine si attesterà a quota 1,2 milioni di euro. Se infatti il prossimo anno non ci saranno i 150mila euro da spendere per acquistare il titolo sportivo e magari si potrà risparmiare anche qualche altra spesa (materiale sportivo ecc.), queste cifre bisognerà spenderle per costruire una squadra davvero all’altezza di primeggiare nel suo girone, che fra l’altro potrebbe rivelarsi anche più tosto di quello attuale. Tenendo presente che nessuno può garantire di vincere un torneo a 18-20 squadre quando bisogna arrivare per forza primi.

E allora, se una nuova gestione in D costa almeno 1,2 milioni di euro, è facile dimostrare che gestire una serie C con obiettivo salvezza prevederebbe lo stesso impegno finanziario. Agli 1,2 milioni, infatti, andrebbero aggiunti i circa 650mila euro che la Lega di C distribuisce ai club, almeno altri 100mila euro circa di incassi (giocare con la Reggiana non è come sfidare la Calvi Noale) e 100-150 mila euro in più di sponsor. Il che fa arrivare il totale a 2,1 milioni: cifra che consentirebbe di giocare in C.

L’investimento vero riguarderebbe allora i 300mila euro a fondo perduto che bisognerebbe versare per il ripescaggio: cifra che però sarebbe ammortizzata dall’aumento di valore del club, vendibile a prezzi diversi in D o in C.

Il problema è che questa via implicherebbe appunto i 300mila euro a fondo perduto e una fideiussione da 200mila euro da garantire. Cifre importanti, che scoraggiano tante società. Al punto che lo scorso anno, con 5 posti a disposizione, in C fu ripescata soltanto la Triestina, unico club a presentare domanda corredata da tutte le garanzie e dotato nella sua città di uno stadio adeguato (su questo non sono concesse deroghe). Ciò dice che potrebbe non essere necessario vincere i playoff per tentare la strada ripescaggio. Quella che sarebbe imprescindibile è la volontà dei soci di impegnarsi finanziariamente e di credere in un investimento sul futuro.

Ultimo dato da tenere presente: lo scorso anno il termine per presentare domanda di ripescaggio fu il 28 luglio. C’è tutto il tempo, dunque, per riflettere. E magari anche per cercare compagni di avventura ambiziosi.