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Mantova, Di Tanno chiude il portafogli

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Mantova, Di Tanno chiude il portafogli

«A mio carico l’aumento di capitale? Un’ipotesi totalmente infondata, non conosco Dana. I dirigenti stanno lavorando»

MANTOVA. Come sempre ha fatto nella sua esperienza di azionista di riferimento del Mantova l’industriale piemontese Alberto Di Tanno affronta senza incertezze le domande dei cronisti e porta l’ennesimo ribaltamento nella situazione societaria biancorossa, che ieri lo sembrava porre al vertice di un radicale rinnovamento della composizione dei dirigenti e che invece dopo 24 ore lo pone sempre più distante da viale Te. Le parole di Di Tanno sono inequivocabili e rimettono in uno stato di caotica incertezza la situazione. Di fatto oggi come oggi, ad eccezione di Victor Pablo Dana, il Mantova 1911 non dispone di un dirigente che abbia posto personalmente più di 100.000 euro nelle casse e che intenda perlomeno valutare positivamente altri investimenti.

Anche sotto questo aspetto, però, ci sarebbe da andare con i piedi di piombo perchè il rallentamento visibile delle operazioni per avviare la macchina gestionale sta rendendo particolarmente preoccupato l’imprenditore residente a Dubai, che tramite i suoi collaboratori lascia intendere addirittura di poter meditare decisioni drastiche se non verranno messi nero su bianco tutti gli aspetti economici che, a dire del suo gruppo, sarebbero ancora poco definiti.


Dalla maggioranza arriva comunque la conferma che nell’incontro in programma domani verranno definiti tutti i singoli aspetti concernenti ruoli e bilanci, in modo da arrivare all’assemblea della prossima settimana (dovrebbe trattarsi di mercoledì 20) nelle condizioni migliori per iniziare realmente e finalmente a fare quello che una città indifferente alla preponderanze di questo o quel gruppo sta attendendo con ansia, per non parlare di nervosismo.

Intanto rimane all’orizzonte, ma proprio all’orizzonte, il possibile interessamento dell’industriale Roberto Marai con il suo direttore sportivo Eugenio Olli, che attende di incontrarlo a breve per valutare cosa fare dell’«opzione Mantova» peraltro condizionata alla fonte dalla volontà dell’uomo d’affari di provvedere a trattative solo se l’obiettivo è il 51%.

Dopo la risposta netta e ferma di Di Tanno rimane da appurare se il futuro porterà a nuove soluzioni gestionali, a cominciare dall’ingresso di altre forze, come da più parti viene auspicato. In tal senso sarebbe in corso un’azione di convincimento nei confronti di realtà industriali che potrebbero avvicinarsi al Mantova, i contatti sarebbero comunque ad una fase talmente embrionale da rendere impropria qualsiasi ipotesi operativa. Almeno stando a quanto trapela dai dirigenti interpellati.

La pace divampata la scorsa settimana e la concordia nel definire il budget di riferimento dovranno comunque essere tramutate non oltre il termine del 20 giugno in atti concreti, pena l’ennesimo e frettoloso ricorso ad un’azione frammentata e inconcludente che già un anno fa si è dimostrata in tutta la sua precarietà.

Non basta: il fallimentare esito del camp estivo che era stato predisposto con cura dallo staff e che ha invece raccolto un numero deprimente di adesioni indica un campanello d’allarme importante sulla disaffezione che non solo gli sportivi ma, fatto molto più grave, anche le famiglie hanno nei confronti di una società che ha più che mai bisogno di fare, anche poche cose ma bene e in breve tempo. Altrimenti sarà realmente improbabile sperare, con questo o quel dirigente, nel ritorno in serie C.
 

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