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Morgia a Mantova per una stagione di fatica e impegno

Mantova Calcio

CALCIO SERIE D

Morgia a Mantova per una stagione di fatica e impegno

Il futuro mister biancorosso sa andare contro i conformismi. Vittorie, trionfi ma anche dimissioni sempre a cuore sincero

MANTOVA. Lo sprovveduto lo potrebbe scambiare per l’omino della rèclame di un tonno però Massimo Morgia è tutto fuorchè un pesce, per giunta lesso. Il futuro mister del Mantova, una volta che anche le formiche lo saranno venute a sapere sarà ufficiale, è un personaggio vero a 360°, è un uomo che sa mandare a quel paese arbitri, presidenti, giocatori e tutti coloro i quali si arrischiano a pararsi davanti alla sua idea di calcio. Un calcio che al di là del suo amato tridente (3-4-3 o 4-3-3 poco cambia) non può prescindere dal rispetto della persona e che a maggior ragione visti i suoi quasi 67 anni gli spetta di diritto. Preso atto che attualmente Morgia potrebbe recitare in un film muto anni 20, vista l’assenza della voce qui non darebbe conferma di sè e là sarebbe all’altezza del cast, la sua carriera è una leggenda perchè al di là del pur rispettabile curriculum di campionati vinti (3, vent’anni fa a Marsala poi nel 2013-14 a Pistoia e l’anno dopo a Siena) il mister non è da tipo da seguire o organizzare carri per vincitori; non lo si vede in tv dispensare la sua scienza e crediamo abbia in astio i soloni del video, però la gente gli vuol bene (come a Pistoia dov’è stato osannato a fine stagione) perchè le squadre e le rispettive città lui le sceglie per convinzione, per le sensazioni che gli possono dare e che quasi sempre, nei fatti, gli danno. Anche a Mantova, però non lo si può dire, è andata così e un giorno ce lo racconterà con quel modo di fare disincantato.

Mantova ha ormai lasciato quel galantuono di Renato Cioffi e Massimo Morgia sa perfettamente che cosa gli chiederanno i tifosi. Lo sa e sta lavorando per ripagare le speranze di tutti, lo farà con le sue armi: lavoro, sincerità e rispetto. Tanto ne serve, senza non si va da nessuna parte. E lui ha pagato di persona pur di non sottostare al parere dominante “dei genitori illusi di avere figli fuoriclasse” come scrive nel suo libro «Ricominciamo a giocare a pallone», icona della sua visione dello sport, dove si suda e non si usa il cerone, dove violenze, scandali o pressioni sono banditi. È questo anche il concetto alla base della sua pagina Facebook «Quelli che ci vogliono provare», dove quasi 8000 promettono di cambiare davvero. Lui lo ha fatto, non solo nel 2008 quando abbandonò la Juve Stabia dopo l’aggressione a due giocatori o come l’anno scorso a L’Aquila quando ebbe il coraggio di dirsi «sfruttato» da alcuni dirigenti, che avevano ribaltato il suo progetto. Non ha la lingua lunga il mister, sa mettere i punti sulle i quando serve. È capace, anche a 67 anni, di cominciare un’avventura con la grinta di un ragazzo. Quella di sempre.
 

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