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Stings, Seravalli è il coach. «Ghersetti? Interessante»

La società ufficializza la scelta dell’ex vice per la panchina. «Sento la stima per il mio lavoro, vorrei americani con un minimo di esperienza»

MANTOVA. L’annuncio non era nemmeno quotato dai bookmaker tanto era scontato: Alberto Seravalli è ufficialmente l’allenatore degli Stings nella stagione 18/19. "Serra" si prepara così a vivere la quarta stagione in casa Stings, la prima da capo allenatore (ruolo ricoperto nelle ultime tre giornate della stagione appena conclusa).

È un volto e una personalità già conosciuta da tutti, pertanto è possibile saltare i convenevoli e andare dritto alla sua idea di pallacanestro.

È un punto di arrivo? «Quando si intraprende questo percorso ci si augura sempre di arrivare a fare il capo allenatore. C’è questa possibilità, posso allenare una squadra in prima persona in una società che ha sempre dimostrato stima nel mio lavoro. Conoscere le persone che stanno di fianco è molto importante, sia in ufficio che in palestra. È già una base di partenza buona che facilita tutte le situazioni quotidiane, e qui posso dire che le conosco a menadito».

Manca il secondo assistente e il preparatore atletico. Quali sono gli identikit?

«Per il preparatore stiamo valutando vari profili qualificati per la pallacanestro, abbiamo avuto vari colloqui e dobbiamo valutare varie condizioni. La settimana prossima dovremmo arrivare a una decisione. Per quanto riguarda il secondo assistente stiamo valutando tanti profili, soprattutto locali. Dovrà essere un lavoro di affiancamento nella preparazione delle gare con Cassi e chiaramente di partecipazione degli allenamenti».

Vencato e Cucci sono sicuri di rimanere, a parte loro quale sarà la struttura del roster?

«Stiamo valutando la chiusura del pacchetto italiani, che possa essere complementare con le caratteristiche degli americani, i quali dovranno essere un valore aggiunto vero».

Si sente di sbilanciarsi su Ghersetti?

«Quello che posso dire è che è un giocatore molto interessante e che potrei vederlo nella mia squadra».

Gli americani saranno nei ruoli visti l’anno scorso?

«Fondamentalmente sì se si intende che saranno un esterno e un lungo. L’esterno però potrebbe essere un 2 o un 3, e il lungo un 4 o un 5».

Saranno di esperienza o è in arrivo qualche rookie?

«Nella mia idea non devono per forza essere espertissimi, però magari con qualche campionato, anche due o tre, di esperienza in Europa, questo sì. Ma più di tutto dobbiamo capire le motivazioni che li muovono, quelle fanno sempre la differenza».

La rotazione reale sarà di otto giocatori?

«No, la volontà è di avere una rotazione di nove. Adesso però il mercato è davvero all’inizio».

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