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Inizia la settimana decisiva. Staff e squadra da definire

Domani la cessione della maggioranza a Setti, solo in seguito l’avvio del mercato. La piazza chiede la realizzazione di un progetto concreto per tornare subito in C

MANTOVA. Quella di ieri, domenica 24 giugno, è stata, si spera, l’ultima settimana di “traversata nel deserto” per il nuovo Mantova, con i dirigenti che da domani sera potrebbero dare finalmente realizzazione a un nuovo corso che una città e una tifoseria attendono di conoscere nei dettagli perché solamente nella ribalda estate scorsa si è giunti a questo momento dell’anno in un silenzio superiore. L’assenza di proclami è graditissima, la discrezione anche ma superato san Giovanni (il 24 giugno, appunto...) è ora che le carte vengano calate anche se tutti paiono in preda all’ansia di tenere chiusa la bocca. Il silenzio, l’omertà è cosa troppo seria per tirarla in ballo, è il tratto caratteristico di un gruppo dirigente che a fatica svela la propria identità.

Almeno per ora la situazione in casa biancorossa, a livello mediatico, ricorda molto quella di Verona, dove il presidente è praticamente lo stesso e il futuro direttore sportivo è il medesimo signore che lungo l’Adige fa il capo scouting. Forse sarà il «Setti’s style», quindi, quello dei futuri nuovi dirigenti del Mantova però se in casa Hellas dopo diversi anni di presidenza dell’imprenditore carpigiano l’umore della gente ricorda una pentola di fagioli borlotti belli bollenti, in viale Te se ne sono viste talmente tante negli ultimi sette anni che la disponibilità a lasciare lavorare gli uomini di Setti nei tempi e nelle condizioni desiderate (com’è giusto che sia, in questa fase della stagione) c’è ancora tutta.

Da oggi, lunedì 25 giugno, però, inizia la settimana in cui il silenzio finisce, le operazioni societarie (in primis l’accoglimento della proposta irrevocabile di Fiduciaria Emiliana) hanno il timbro del notaio e anche i protagonisti del mercato potranno poi svelare la loro identità, dipanare le matasse più inattese, finalmente dare corpo a quel progetto concreto e, magari, pluriennale che non è possibile evitare se davvero si vuole gestire il Mantova anche in D.

Per dovizia di mezzi (un tecnico come Morgia non va in giro per l’Italia a caso) la società si appresta a corrispondere alle attese della piazza e a dare la misura di un impegno che, qualora eventualmente qualcuno credesse che il quarto posto dell’anno scorso sia un buon risultato, deve avere un unico esito conclusivo: il ritorno in serie C. Riuscire nel compito, che non può per pudore essere considerato un’impresa, sarà l’obbligo per chi si è già insediato in quella scrivania che fu di Italo Allodi e per chi prenderà posto nella panchina che è stata di Di Carlo, Corso e Fabbri. Farlo sfruttando al meglio le doti dei giovani del vivaio, a cominciare dal 2000 Lorenzo Riccò, sarà un dovere di chi ha con sè le carte in regola per festeggiare a maggio 2019 il ritorno in serie C.
 

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