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Jorginho perno della nuova Nazionale, Zarattoni e Valigi i primi a scoprirlo

Il responsabile vivaio dell’Acm e l’ex mister lo hanno fatto debuttare: «Già da ragazzino aveva un senso tattico unico» 

MANTOVA.  La Nazionale azzurra, in seguito alla mancata qualificazione ai mondiali, è ripartita da Roberto Mancini, dopo il breve interregno di Gigi Di Biagio. In questa fase di ricostruzione e sperimentazioni, l'unico punto fermo è stato l'impiego di Jorge Luiz Frello Filho, ben più noto come Jorginho. Il regista brasiliano, naturalizzato italiano, dopo la consacrazione nel Napoli di Sarri, in estate è approdato al Chelsea seguendo proprio l'ex tecnico partenopeo nella avventura in Premier ...

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MANTOVA.  La Nazionale azzurra, in seguito alla mancata qualificazione ai mondiali, è ripartita da Roberto Mancini, dopo il breve interregno di Gigi Di Biagio. In questa fase di ricostruzione e sperimentazioni, l'unico punto fermo è stato l'impiego di Jorge Luiz Frello Filho, ben più noto come Jorginho. Il regista brasiliano, naturalizzato italiano, dopo la consacrazione nel Napoli di Sarri, in estate è approdato al Chelsea seguendo proprio l'ex tecnico partenopeo nella avventura in Premier League. Ma i suoi primi maestri sono stati Stefano Zarattoni e Claudio Valigi, rispettivamente nelle giovanili del Verona e nella Sambonifacese.

«Venne in Italia nel 2007, a 16 anni - spiega Zarattoni, responsabile del settore giovanile del Mantova - direttamente dalle favelas brasiliane portato da un agente. Aveva sostenuto alcuni provini ma nessuno ci aveva creduto perché era molto gracile. Riccardo Prisciantelli, che era il direttore del vivaio del Verona, ed io che svolgevo il ruolo di coordinatore tecnico, decidemmo invece di puntare su di lui. E sono contento di aver visto giusto».

Jorginho venne schierato subito nella Berretti che per due anni fu allenata dallo stesso Zarattoni: «Si vedeva subito che aveva un senso tattico straordinario - prosegue - e soprattutto una grande voglia di applicarsi e migliorarsi. Si adattava in qualsiasi ruolo del centrocampo ed ancora adesso, malgrado sia calciatore fatto, quando ci sentiamo mi dice che vorrebbe aumentare il livello delle proprie prestazioni. Sapevo che aveva tutto per fare carriera ma questa sua carica lo ha portato anche più in alto di dove pensassi».

Claudio Valigi invece lo fece debuttare tra gli adulti nelle fila della Sambonifacese in Seconda Divisione (ex C2): «Il Verona nel 2010 era allenato da Giuseppe Giannini - spiega - e mi disse che la società aveva bisogno di far maturare questo ragazzo di 19 anni dandogli la possibilità di giocare con continuità. Io lo conoscevo avendolo affrontato con la Primavera del Mantova e accolsi con piacere la proposta. Non era un colosso dal punto di vista fisico, in compenso sapeva stare in campo con una personalità da veterano. Una persona splendida da allenare e da vedere giocare. Era sempre nel vivo dell'azione e nel gioco corto, davanti alla difesa, divenne insostituibile. Tanto che l'anno dopo tornò al Verona e da lì proseguì la scalata». Valigi svela un retroscena: «Quell'anno io subentrai alla guida del Mantova e Jorginho i primissimi tempi non trovava sempre spazio nei gialloblù di Mandorlini. Quindi sondai con lui il terreno se fosse stato disposto a venire qui, trovando disponibilità. Poi però presto diventò titolare e l'idea svanì».

Valigi si spinge oltre: «Sotto la guida di Sarri Jorginho è cresciuto molto, imparando anche a dare profondità alle giocate. Credo che nella Premier League possa migliorare ancora e che la Nazionale del futuro non possa prescindere da un giocatore come lui». —

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